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Libri

Il nudo, il corpo e la coreografia come laboratorio

Foxtrot? Niet

La danza e l’arte del movimento intonarono, tra la Rivoluzione e il regime staliniano, il canto del cigno delle avanguardie russe. Un libro esplora quel periodo di intensa sperimentazione, ma sinora rimasto in ombra, che, dopo la stagione dei trionfi di Djagilev, Nižinskij e di Isadora Duncan, coinvolse anche Kandinskij

«Ricostruzione all’aria aperta  di “Pan”» (1924) di V. Živago e N. Vlas’evskij

Il brano che segue è tratto dal libro «L’arte del movimento in Russia 1920-1930» di Nicoletta Misler, edito da Allemandi con AVC Charity Foundation.


Molto è stato scritto sulla danza in Russia, in particolare per quanto riguarda la danza nell’Età d’Argento, i Balletti russi, la prorompente personalità di Djagilev, la rutilante ed eclettica fantasia degli artisti della scena da Lev Bakst a Aleksandr Golovin, l’altissima professionalità dei ballerini imperiali, ma anche il genio capriccioso di Anna Pavlova e Vaclav Nižinskij. Molto è stato detto sulla sintesi delle arti, sulla musica russa e sulla musica sperimentale dell’avanguardia, sulle innovazioni coreografiche e sulla nostalgia per la tradizione classica, ma questo libro non parla di tutto ciò, malgrado tocchi marginalmente alcune delle tematiche fin de siècle, come quella del nudo, e anche se alcuni dei protagonisti come Aleksej Sidorov, Aleksandr Larionov, Oton Engel’s e Matvej Dobrov possono essere considerati autentici epigoni della grande tradizione ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Nicoletta Misler, da Il Giornale dell'Arte numero 381, dicembre 2017


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