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Mostre

Pablo Echaurren, i graffiti abbatteranno i muri

A Catania 150 opere di un grande irregolare: «Ho evitato di restare intrappolato nelle gallerie, ho trascinato il segno all’aperto e in ogni dove (su fanzine, fumetti), fuori dagli schemi in cui spesso l’arte finisce confinata»

Pablo Echaurren, «Voglio fare una scritta», acrilico su tela, 160 x 240 cm, 2012, Fondazione Echaurren Salaris, Roma. Foto: © Massimiliano Ruta

Catania. Dal 24 novembre al 14 gennaio, nel Palazzo Platamone a Catania, viene celebrata la poliedricità di Pablo Echaurren (Roma, 1951), celebre figlio d’arte (suo padre era il pittore surrealista cileno Roberto Matta). Non una mostra antologica ma, piuttosto, una mostra a tema, abbinata a un catalogo edito da Allemandi: 150 opere tra dipinti, collage e mappe, ricordi di viaggi, appunti di passeggiate psicogeografiche, tutti legati da una sorta di impeto rivoluzionario che, partendo dalla strada e dai muri, travolge il mondo dell’arte. Dal 1989 ad oggi, l’esposizione racconta trent’anni di storia personale e collettiva, con la possibilità di immergere il visitatore in un immaginario multiforme, eclettico e vivace che non cessa mai di rigenerarsi.

Pablo Echaurren, partiamo dal titolo della mostra, «Soft Wall», che ha a che fare con il «muro» della Street art e del graffitismo ma anche con il «muro di gomma» del mondo dell’arte e della politica...
Il muro che intendo raccontare è quello delle contrapposizioni, delle fazioni che tendono a negarsi reciprocamente finendo per cancellarsi a vicenda.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Silvano Manganaro, da Il Giornale dell'Arte numero 381, dicembre 2017


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