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Musei

Rivoluzione alla Gam

Dopo gli allestimenti tematici arriva il terremoto Christov-Bakargiev: si torna al percorso cronologico

GAM, una delle sale con il nuovo allestimento

Torino. La direzione di Carolyn Christov-Bakargiev alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (da gennaio 2016 condivisa con quella del Castello di Rivoli) verrà ricordata per la forte attenzione prestata alla storia del museo. Dopo la mostra «Dalle bombe al museo 1942-1959. La rinascita dell’arte moderna. L’esempio della Gam», è ora la volta dell’ambizioso progetto di completo riallestimento delle collezioni permanenti.

Si annuncia una rivoluzione, visibile al pubblico dal 19 dicembre. Le tre sezioni, chiaramente suddivise sui diversi piani dell’edificio progettato negli anni Cinquanta da Bassi e Boschetti, segnano una radicale virata rispetto all’orientamento del predecessore alla guida della Gam, Danilo Eccher. Da lui, a sua volta succeduto a Pier Giovanni Castagnoli, era giunta la scelta, per molti versi rivoluzionaria nel panorama italiano, di tematizzare l’ordinamento delle collezioni in successivi riallestimenti «periodici»: ben tre, rispettivamente nel 2009, 2011 e 2013 (ciascuno corredato da un ricco catalogo).

Allora si era scelta la strada dei «temi», suggeriti da figure spesso appartenenti a categorie esterne al mondo dell’arte (come sociologia, letteratura, filosofia, teologia, architettura, ma anche fisica teorica, psichiatria, giornalismo e mondo imprenditoriale, tra cui Vito Mancuso, Giorgio Ficara, Federico Vercellone, Massimiliano Fuksas, Luciana Castellina, Sebastiano Maffettone e John Elkann). Si erano avute le sezioni dedicate a Genere, Infanzia, Linguaggio, Velocità, Specularità, Etica, Malinconia, Natura, cariche di suggestioni anche se non apprezzate da tutti. Ora tutto cambia e si torna all’ordinamento cronologico.

Una scelta che per alcuni versi potrebbe apparire «tradizionale», ma che viene realizzata con un taglio non scontato. Strumenti e obiettivi sono sintetizzati nell’arco temporale 1863-1966 e in alcune parole chiave particolarmente eloquenti: storie, direzioni, visioni. Il nuovo percorso permanente, infatti, utilizza la linea del tempo (quello della contemporaneità: le collezioni civiche precedenti al tardo Settecento sono esposte a Palazzo Madama) non soltanto per esporre i vari nuclei della collezione (tra cui capolavori assoluti, da Medardo Rosso a Modigliani, da Casorati a Chagall, Warhol e Klein) ma anche per rendere un (dotto) omaggio ai grandi direttori che hanno segnato la storia del primo museo civico d’arte moderna in Italia, inaugurato nel 1863 sotto la direzione di Pio Agodino.

Il riallestimento delle collezioni, guidato da Carolyn Christov-Bakargiev, sarà curato, per l’Ottocento, dalla conservatrice Virginia Bertone con Fabio Cafagna e Filippo Bosco e, per il Novecento, dal vicedirettore Riccardo Passoni coadiuvato da Giorgina Bertolino. In particolare, la prima sezione occuperà gli spazi del secondo piano e abbraccerà l’arco cronologico 1863-1913, con sale dedicate, tra l’altro, al paesaggio e al ritratto, al confronto con le altre scuole regionali, all’arte delle grandi esposizioni e al ruolo di direttori come Massimo d’Azeglio, Vittorio Avondo ed Enrico Thovez (cui sono dedicati analitici testi di sala chiamati «Metamusei»).

La seconda sezione, al primo piano, accoglierà le opere eseguite principalmente tra il 1914 al 1966, con sale dedicate a Futurismi e avanguardie, Felice Casorati e gli anni Venti, Torino e l’Informale fino all’Internazionale situazionista. Suggestivi e importanti i focus riservati al nuovo edificio inaugurato nel 1959 (vero capolavoro di Vittorio Viale, direttore del museo dal 1930 al 1965), al rapporto tra estetica e politica e al Museo Sperimentale nato dalla passione e dalla ricerca di Eugenio Battisti, che lo donò alla Gam nel 1966. L’ultima sezione, incentrata sugli anni recenti a partire dalla fine degli anni Sessanta, sarà inaugurata nel 2018, a cura della conservatrice Elena Volpato.

Nell’età dei social network, il nuovo ordinamento accoglie anche, a rotazione, opere suggerite dai suoi visitatori. L’occasione iniziale è stata la serata del 30 novembre, nell’auditorium, quando la direzione museo ha verificato i gusti del pubblico presente, invitato a scegliere tra 800 opere della collezione permanente.

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 381, dicembre 2017


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