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Restauro

L'Opera House all’avanguardia

Per la conservazione di un milione di piastrelle, test di acustica meccanizzati con il sostegno della Getty Foundation

L’Opera House di Sydney, icona dell’architettura del XX secolo

Sydney (Australia). Un milione di piastrelle in ceramica bianca smaltata riveste il tetto prefabbricato in cemento armato, alto 65 metri, dell’Opera House, il capolavoro dell’architetto danese Jørn Utzon che da 44 anni domina il porto della città australiana. Le piastrelle devono essere controllate a mano e picchiettate ogni cinque anni da tecnici specializzati, che «ammainano le vele» del tetto per individuarne variazioni di suono o aspetto.

Ora, grazie agli sforzi congiunti dell’Opera House, della Getty Foundation, dell’Università di Sydney e del gruppo di engineering e design Arup, questo costoso, e rischioso, procedimento è a un passo dal diventare un ricordo del passato. I ricercatori hanno aggiunto un microfono e dei sensori ai martelli utilizzati per il controllo allo scopo di aumentare la qualità delle informazioni raccolte durante questi test. Stanno anche considerando l’impiego della robotica con l’obiettivo di arrivare alla completa automatizzazione del processo di ispezione nei prossimi cinque anni.

Lo studio si inquadra nell’iniziativa «Keeping It Modern» della Getty Foundation, che finanzia progetti di conservazione di edifici moderni, in molti dei quali sono stati impiegati materiali con caratteristiche di invecchiamento prima sconosciute. L’Opera House di Sydney, Patrimonio mondiale dell’Unesco, guida la classifica a causa dell’estensivo uso di cemento impiegato nella sua costruzione. Monitorare gli edifici in cemento armato è essenziale per assicurare che l’acqua non penetri nel calcestruzzo arrivando a corrodere l’armatura in ferro. Le infiltrazioni possono causare rotture, perdite di calcestruzzo e persino il cedimento della struttura.

Secondo Susan Macdonald, la responsabile dei progetti sul campo del Getty Conservation Institute, è spesso difficile determinare il comportamento di un edificio in cemento prima che i danni siano ormai conclamati. In questo caso la posizione di quest’ultimo sotto strati di piastrelle complica il problema. Louise Herron, amministratrice delegata dell’Opera House, ci tiene a precisare: «Gli elementi in cemento armato sono generalmente in ottime condizioni e lavoriamo per mantenerli tali». Gianluca Ranzi dell’Università di Sydney specifica: «L’uso di tecnologie all’avanguardia studiate in fase di progettazione ha fornito le basi per la messa a punto di un’efficace strategia di ispezione applicabile in generale agli edifici in cemento armato del XX secolo».

Tale attività di conservazione preventiva è molto apprezzata dalla Getty Foundation tanto che Susan Macdonald ha lodato lo staff dell’Opera House di Sydney per aver inserito «manutenzione, indagine e diagnostica nell’agenda quotidiana anziché occuparsene ogni 50 anni». E aggiunge: «In fatto di conservazione è proprio su questo modo di procedere che insistiamo ed è qualcosa che finora non abbiamo riscontrato quasi mai su edifici in cemento o edifici moderni in generale. Vogliamo che la conservazione abbia un ruolo centrale nel programma di gestione. L’Opera House è all’avanguardia per il suo approccio alla conservazione e può servire da modello per altre istituzioni».

L’Opera House è stata il primo importante edificio al mondo a impiegare su larga scala i computer in fase di costruzione e la Macdonald si compiace del fatto che, con l’aiuto del Getty, questo spirito pionieristico resti al centro del programma di conservazione a lungo termine dell’edificio.

SIDNEY OPERA HOUSE

Emily Sharpe, da Il Giornale dell'Arte numero 381, dicembre 2017


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