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Musei


Il museo che sale

Tre nuovi ambienti per il Poldi Pezzoli, così (tangibilmente) amato dai milanesi

La sala delle archeologie apule del IV-III secolo a.C. e il «Cavaliere in nero» di Giovanni Battista Moroni (1567 ca)

Milano. Collezionista colto e raffinato ma anche amministratore accorto, nell’istituire la Fondazione Artistica che avrebbe gestito il suo patrimonio d’arte donato alla città, Gian Giacomo Poldi Pezzoli (Milano, 1822-1879) lasciò alla sua casa museo un robusto «vitalizio», destinato non solo alla gestione ma soprattutto all’acquisizione di nuove opere, «siano antiche che moderne».

Nel suo progetto, così attuale (e visionario per i tempi), il museo avrebbe dovuto aggiornarsi costantemente. Un solo appunto si può fare al gentiluomo: aver pensato a tutto ma non agli spazi necessari per le acquisizioni, tanto che il Poldi Pezzoli, museo amatissimo a Milano (dal dopoguerra ad oggi ha ricevuto in dono oltre 2.500 manufatti da più di 700 donatori), aveva ormai difficoltà ad accettare nuove donazioni. «Mancava solo quest’ultimo tassello alla realizzazione della volontà testamentaria di Gian Giacomo, spiega il direttore del museo, Annalisa Zanni. Un obiettivo che abbiamo inseguito lungamente ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 381, dicembre 2017



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