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I fattori di instabilità politica e fiscale che possono ripercuotersi sul mercato

Le previsioni mondiali per il 2018

La coloratissima installazione del collettivo danese SUPERFLEX nella Turbine Hall della Tate Modern a Londra

L’anno che si è concluso è stato segnato da turbolenze politiche e da instabilità e sembra che queste condizioni permarranno nel 2018. Non è una cosa irrilevante per il mercato dell’arte che, come tutti i mercati, non ama l’imprevedibilità. Se la politica estera degli Stati Uniti e l’atteggiamento di Trump nei confronti di Corea del Nord e Cina sono imprevedibili, la probabilità di un conflitto sembra remota. Tuttavia, un nuovo elemento di instabilità è costituito dalla «scalata al potere» o «purga anticorruzione», chiamatela come volete, in Arabia Saudita da parte del giovane principe Mohammed bin Salman Al-Saud, «MbS». Questa potrebbe avere un pesante impatto in una regione già di per sé instabile.

Mi aspetto che la retorica e le schermaglie tra Stati Uniti e Corea del Nord continueranno, ma niente di peggio. I conflitti armati nel Medio Oriente, invece, potrebbero avere conseguenze di maggiore portata, perturbando il prezzo e le forniture di petrolio: questo in ultima analisi potrebbe anche avere effetti sul mercato dell’arte, con gli investitori che fanno un passo indietro in attesa di tempi con maggiore stabilità.

Per quanto riguarda l’Europa, è ancora troppo presto per prevedere quale impatto avrà la Brexit sul mercato britannico dell’arte, il secondo al mondo per importanza.
A breve termine non mi aspetto cambiamenti nel Regno Unito ma, a lungo termine, se la sua economia viene colpita, l’importanza di Londra nel mercato dell’arte potrebbe diminuire. Molto dipenderà dai termini dell’uscita dall’Unione Europea e dalla questione fiscale sulle opere d’arte importate.

Complessivamente l’economia è solida negli Stati Uniti e in Europa e il Dow Jones si mantiene forte. In considerazione dei tagli fiscali e dei cambiamenti proposti negli Stati Uniti, i ricchi americani sono tranquilli sul fatto che continueranno ad avere molto denaro da spendere in acquisti di lusso. Quindi mi aspetto un mercato ancora forte con un’amplificazione dei prezzi estremamente alti che abbiamo già visto, almeno nella prima parte dell’anno.

Un elemento che potrebbe portare cambiamenti negli Usa è però la probabile scomparsa degli scambi «like-kind», il meccanismo statunitense di differimento delle imposte che ha avuto un ruolo importante per gli investitori. Il meccanismo consente ai compratori di non pagare le tasse sui profitti da capitale per la vendita di opere d’arte se ne acquistano un’altra entro 180 giorni e così via fino a quando il proprietario alla fine incassa o muore. È probabile che questo meccanismo scomparirà con i nuovi cambiamenti fiscali.

Il possibile risultato sarà, intorno alla metà del prossimo anno, il ritiro di alcuni investitori e una diminuzione nel numero di opere offerte in vendita che potrebbero dar luogo a un raffreddamento del mercato negli Stati Uniti.

Il Leonardo
Ogni previsione deve tener conto della mostruosa somma di 450,3 milioni di dollari pagati per il «Salvator Mundi» di Leonardo da Vinci da Christie’s a metà novembre 2017. Questo prezzo astronomico rinforzerà ulteriormente, secondo me, l’intera arte come settore d’investimento, con i finanzieri che si interesseranno al mercato dell’arte molto più di prima. Si conferma l’inesorabile diffusione delle garanzie (vedi sotto) e l’impiego crescente di complicati accordi finanziari nel caso dei lotti più cari. Infine pare inevitabile che la vendita riporterà un rinnovato interesse nel settore della pittura antica.

Case d’asta
Il mercato si è fortemente rivitalizzato nel 2017, incoraggiato, se non sospinto, dalle garanzie. Le maggiori case d’asta si stanno trasformando in teatri: la maggior parte delle opere più importanti sono già state vendute, quindi il solo interesse è se un offerente diverso dal garante alza la paletta. Il «naufragio» di un importante Bacon, non protetto da questa forma di assicurazione, a Londra in ottobre, deve aver gettato i venditori nel panico, anche se in questo caso l’opera era pesantemente sovrastimata. E le garanzie, che finora erano limitate soprattutto al settore moderno e contemporaneo, si stanno gradualmente estendendo ad altri ambiti come quello della pittura antica.
Che la si approvi o meno, questa tendenza, delle garanzie generalizzate, mi sembra destinata a continuare: qualsiasi opera d’arte importante verrà offerta con questo sostegno. E il risultato sarà che le maggiori case d’asta continueranno a essere teatri anziché autentici mercati.

Vendite private
Quando viene offerta una garanzia, molti potenziali compratori sono già stati contattati prima dell’asta. Quindi, in un certo senso, si è già svolta una vendita privata. Le case d’asta stanno alimentando questo meccanismo e l’acquisizione da parte di Sotheby’s di Art Agency, Partners, che pare oggi aver raggiunto gli obiettivi attesi con l’acquisto del 2016, sembra confermare il successo di questa tattica. Nella sua relazione del terzo trimestre, a novembre di quest’anno, Sotheby’s ha dichiarato vendite private per 446 milioni di dollari. Questo risultato segna una crescita rispetto ai 417 milioni di dollari dichiarati per lo stesso periodo del 2016.
Le vendite private presentano molti vantaggi per le case d’asta e per i venditori: l’opera non viene esposta pubblicamente e i costi sono inferiori rispetto a quelli di un’asta. Prevedo che in futuro le vendite private aumenteranno, insieme a un più diffuso ricorso alle garanzie.

Gallerie
Abbiamo sentito molto parlare della chiusura di gallerie di medie dimensioni per numerosi fattori: minore frequentazione, obbligo di partecipare alle fiere d’arte finanziariamente non sostenibile dagli attori più piccoli e affitti in crescita nelle città più importanti per il mercato dell’arte.
Penso che questa tendenza sia destinata a mantenersi, con gli attori principali che diventeranno sempre più grandi, sempre più globalizzati e che sottrarranno artisti ai soggetti più piccoli. Il settore delle gallerie medie dovrà individuare soluzioni alternative come spazi condivisi, progetti in collaborazione, o considerando l’attivazione di sedi in luoghi ai quali le grandi gallerie non sono interessate, come Thomas Dane a Napoli.

Fiere d’arte
Più a lungo termine, la chiusura delle gallerie medie dovrà avere un impatto sulle fiere d’arte, data la conseguente contrazione della loro base di clientela. Due soluzioni: o le fiere diverranno meno selettive o accetteranno gallerie che non dispongono di uno spazio espositivo permanente. Anthony Wilkinson ha già seguito con successo questo modello ed espone insieme a colleghi in fiere di difficile accesso come Art Basel.
Prevedo che le fiere saranno obbligate a cambiare i criteri di selezione, accettando più mercanti «nomadi» o più condivisioni di stand e soluzioni simili.

Arte esperienziale
Una tendenza crescente ha riguardato l’arte immersiva e le performance, installazioni Instagram e selfie-friendly. L’arte che incontra lo spettacolo segna il settore, da «Wreck of the Unbelievable» di Hirst a Venezia alle altalene Superflex alla Tate o al grande successo delle installazioni di Hirschhorn e Broad delle Infinity Rooms di Kusama. Mi aspetto di vedere sempre più di quest’arte, installazioni ed eventi graditi al pubblico.

Georgina Adam, da Il Giornale dell'Arte numero 381, dicembre 2017


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