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Fotografia


Parigi, Stéphane Duroy ancora e ancora

STÉPHANE DUROY | AGAIN AND AGAIN from LE BAL on Vimeo.

Parigi. È un’opportunità rara poter vedere esposti i lavori di Stéphane Duroy. Francese, nato in Tunisia nel 1948, Duroy vive a Parigi, la città che ora ospita «Again and Again», mostra che Le Bal dedica alla sua opera, allestita fino al 9 aprile nei propri spazi e alla galleria Leica, partner di Le Bal in questa occasione. Curata da Fannie Escoulen e Diane Dufour, la rassegna racconta una traiettoria che va dal 1977 a oggi, e lungo la quale si ritrova quello che Fannie Escoulen suggerisce nel suo testo, «E se l’opera di Stéphane Duroy fosse un esilio? Dopo quarant’anni di ossessivo vagare sulle tracce della Vecchia Europa fino agli Stati Uniti, Stéphane Duroy sembra spinto da un nuovo vento di rinnovamento verso una pratica fotografica condotta sempre oltre sé stessa».

Dopo gli esordi come fotoreporter, che lo vedono prima a Sipa Press e a Rapho, e dal 1986 chiamato da Christian Caujolle all’agenzia Vu, finalmente riesce a ritagliarsi una libertà che gli permette di sviluppare una linea personale, sganciata dalle costrizioni dei media, e diretta a trovare la sua dimensione più autentica in ricerche a lungo termine, che si ritrovano in sintesi estreme nelle pagine dei suoi libri.

Paesaggi e città, persone e orizzonti vuoti, vita di strada e interni, miseria e un’infinita solitudine: tutto visto in bianco e nero e a colori, attraverso la malinconia di un obiettivo disincantato e sobrio, lucido e poetico, che si muove tra un’umanità ferita dalla storia e in cerca di un luogo dove riconciliarsi col proprio passato. Il cammino comincia alla fine degli anni Settanta e lo vede immerso nella Londra thatcheriana degli operai e degli emarginati, nella Berlino Ovest che il suo obiettivo segue fino alla caduta del muro, per poi passare alla Germania dell’Est e alla Polonia. Intanto restituisce l’orrore della Grande Guerra e delle deportazioni viste attraverso lo sguardo del suo stesso Paese, e continua a esplorare un’Europa segnata da due conflitti mondiali e dai totalitarismi, fino a raggiungere gli Stati Uniti, terra della speranza per chi arriva dal Vecchio continente, e della possibilità di venire a patti con l’eredità pesante della memoria.

Sono poi i libri gli oggetti inalterabili ai quali affida i suoi scatti, anche dopo anni di riflessione e ripensamenti. È a loro che assicura i suoi percorsi dentro le tragedie della storia, condensando lo stratificarsi della visione in pochissime immagini, poche decine ogni volta, perché solo nella quintessenza sente di arrivare all’autenticità. Si susseguono i vari «Distress», «Berlin», «L'Europe du silence», «Cercle de Famille», e quel «Unknown» che, uscito nel 2007, diventerà a partire dal 2009 un nuovo inizio.
Duroy comincia un lungo processo di intervento su decine di esemplari di «Unknown», attraverso sovrapposizioni di fotografie anonime e ritagli di giornali, pittura, scrittura, collage, cancellature, strappi: «Con questo gesto quotidiano di distruzione e ricostruzione, prosegue Fannie Escoulen, con l’aggiunta di strati successivi di materia, procede, come un palinsesto, alla cancellazione dell’immagine. Questi libri-oggetti diventano i catalizzatori delle sue ossessioni». Duroy fa piazza pulita della sacralità dell’imagine fotografica, alla quale non crede. «Io non rispetto la fotografia, ha detto in un’intervista, quando ho cominciato a trasformare i libri fotografici, ho scoperto un territorio di libertà infinita. La fotografia per la fotografia è una cosa superata».

Nello spazio sotterraneo di Le Bal si sviluppa una grande installazione dove sui muri, coperti dagli ingrandimenti di ritagli incollati sulle fotografie, Duroy continuerà a intervenire per tutta la durata dell’allestimento. Mentre al centro della sala si susseguono gli originali di «Unknown» progressivamente alterati dall’azione dell’artista, fino all’ultima versione, quella del volume che accompagna la mostra, appena pubblicato dalle Éditions Filigranes. Intanto il piano superiore e la galleria Leica accolgono due ampie selezioni di immagini provenienti dalle sue serie.

di Chiara Coronelli, edizione online, 3 febbraio 2017


  • Dublino, Distress 1980 © Stéphane Duroy
  • New York, 1991  © Stéphane Duroy
  • Douaumont, 1997, L'Europe du silence © Stéphane Duroy
  • Doppi pagina realizzata per il libro «Unknown», 2015 © Stéphane Duroy
  • Berlino, L'Europe du silence © Stéphane Duroy

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