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Vernissage


Dopo l'11 settembre il mondo è una grande prigione?

Sbarre fisiche e mentali al centro della riflessione di 28 artisti al MaXXI di Roma

H.H.Lim The cage the bench and the luggage, 2011   Acciaio zincato e valigia di alluminio con lucchetti e catena / Galvanized steel and aluminium suitcase with padlocks and chain, 484 x 216 x 228 cm Collezione dell’artista / Collection of the artist Courtesy Zoo Zone Art Forum

Roma. «Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione», scriveva Voltaire nel Settecento. Oggi però il mondo in cui viviamo, ipertecnologico e iperconnesso, post 11 settembre, si è evoluto, o meglio involuto, in modo da somigliare sempre più a un’immensa prigione dove siamo tutti controllati, in nome soprattutto della sicurezza. È il tema di «Please come back» («Per favore torna indietro»), mostra di 28 tra artisti e architetti e oltre 40 opere allestita dal 9 febbraio al 21 maggio alla Galleria 5 del MaXXI, a cura di Hou Hanru e Luigia Lonardelli (il titolo è di un’opera dei francesi Claire Fontaine, la scorsa estate a Villa Medici e al Museo Canonica a cura di Pier Paolo Pancotto).

Prigione e prigioni, con o senza sbarre, ma non per questo meno opprimenti, sono colte sia nella loro realtà fisica, quella indicata da Voltaire, sia nella loro cupezza metaforica.
Tre le sezioni. In «Dietro le mura» i lavori nascono da artisti che hanno fatto una esperienza diretta della prigione, per motivi personali, artistici o altro: Berna Reale col video già esposto nel padiglione brasiliano dell’ultima Biennale di Venezia, la luce della torcia olimpica all’interno delle carceri del suo Paese, Harun Farocki con i  filmati di sorve- glianza del carcere di Corcoran in California e Gianfranco Baruchello con le interviste ai detenuti di Civitavecchia e Rebibbia.
In «Fuori dalle mura» le opere affrontano il carcere dall’esterno, non più in presa diretta, e la metafora della prigione costruita con le nostre mani: vi espongono Superstudio con il «Monumento Continuo» come città-anello intorno alla Terra completamente separato dalla Natura, Mikhael Subotzky coi materiali video forniti dalla polizia di Johannesburg e Rä di Martino che mette in scena finti carri armati a Bolzano.
In «Oltre le mura» il tema è la sorveglianza come pratica pervasiva dopo l’attentato alle Torri Gemelle: Jenny Holzer riflette sulla presunta «Guerra al Terrore», Simon Denny lega il suo lavoro a Edward Snowden, l’ex tecnico della Cia noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del Governo statunitense e britannico, mentre Jananne Al-Ani scruta siti in Medio Oriente con l’occhio del drone.
Completano la mostra le opere di AES+F, Elisabetta Benassi, Rossella Biscotti, Mohamed Bourouissa, Chen Chieh-Jen, Harun Farocki, Omer Fast, Carlos Garaicoa, Dora García, Gülsün Karamustafa, H.H. Lim, Rem Koolhaas, Jill Magid, Trevor Paglen, Shen Ruijun, John Wood & Paul Harrison, Zhang Yue, Yang Zhenzhong e Lin Yilin. Tra gli eventi collaterali una rassegna di film e documentari, workshop, tra cui uno dell’artista Claudia Losi, e un intervento dello speaker radiofonico Matteo Caccia.

di Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 372, febbraio 2017


  • Claire Fontaine PLEASE COME BACK (K.Font), 2008 tubi fluorescenti bianchi, acciaio montato su una struttura di ponteggio, rilevatore di movimento Installazione alla Galerie Chantal Crousel, Parigi, 20 dicembre 2008 – 31 gennaio 2009 Photo by Florian Keinefenn
  • CHEN CHIEN-JEN People Pushing, 2007-2008 Courtesy CHEN CHIEN-JEN Studio

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