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Mostre


Genova, prima retrospettiva e prima monografia per Sinibaldo Scorza

Al Palazzo della Meridiana favole e natura del caposcuola della pittura genovese del Seicento

Sinibaldo Scorza: Albero con grande pavone e altri uccelli. Olio su tela, 224,5 x 80 cm Novi Ligure (Al), collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova

Genova. «Così al naturale che nulla più; vivi proprio gli avresti creduti»: così scriveva Raffaele Soprani, ne Le vite de’ pittori, scoltori et architetti genovesi, riguardo agli animali raffigurati con cura e precisione da Sinibaldo Scorza nei suoi dipinti e alla fama che essi gli procurarono a Torino, dove nel 1619 fu invitato a trasferirsi come pittore di corte del duca di Savoia, due anni dopo la segnalazione nella Galeria del poeta Giovan Battista Marino per un suo «foglio» sul tema di Orfeo. Alla fama goduta in vita dall’artista non ha tuttavia corrisposto un analogo riconoscimento da parte della critica contemporanea che, nel suo disinteresse verso questo virtuoso talento pittorico, ne ha progressivamente accompagnato l’oblio.

A riparare a questa dimenticanza verso uno dei protagonisti del secolo d’oro genovese provvede ora la mostra «Sinibaldo Scorza (1589-1631). Favole e natura all’alba del Barocco» che, curata da Anna Orlando e visitabile presso gli spazi espositivi di Palazzo della Meridiana dal 10 febbraio al 4 giugno, riunisce circa 70 sue opere (dipinti, disegni, incisioni e miniature) e 30 dipinti di artisti a lui coevi, provenienti da collezioni pubbliche e private. L’esposizione e il ricco catalogo che l’accompagna, edito dalla Sagep e curato dalla Orlando che, specialista della pittura fiamminga e genovese del Seicento, ha coordinato un cospicuo numero di studiosi, intendono infatti investigare a tutto campo, grazie a documenti e informazioni reperite presso i discendenti, la straordinaria avventura artistica e la travagliata esistenza del pittore. Nato nel 1589 da nobile famiglia a Voltaggio, nell’Oltregiogo piemontese allora parte della Repubblica genovese, Sinibaldo Scorza si dedicò ben presto alla pittura, trasferendosi nel 1604 a Genova per un apprendistato artistico nella bottega di Giovanni Battista Paggi. E se da Paggi assorbì inizialmente una pittura d’impianto cinquecentesco, il cui gusto si ritrova ad esempio nella pala della confraternita di Voltaggio con l’«Immacolata Concezione» del 1617, la permanenza presso il laboratorio del maestro manierista risultò per lui ben più fruttuosa in quanto l’artista diede avvio, in questo periodo, a una serie di repliche dei pittori fiamminghi: non solo quelli passati per Genova, ma anche quelli conosciuti attraverso le stampe che collezionava. Questo confronto con la maniera nordica influenzò il suo progressivo abbandono dei soggetti religiosi e la sua tendenza a ridurre la dimensione dei dipinti, sino ad arrivare alla miniatura. Le favole mitologiche e i temi biblici divennero così pretesti per raffigurare silenti paesaggi popolati da animali, in cui riaffioravano i suoi ricordi della flora e della fauna della campagna del paese natale. La sua fortunata esperienza alla corte dei Savoia si interruppe tuttavia nel 1625 con lo scoppio della guerra tra il ducato sabaudo e la repubblica di Genova, dove al suo ritorno fu subito imprigionato nella Torre Grimaldina di Palazzo Ducale con l’accusa di spionaggio. Condannato all’esilio, nel 1626 raggiunse Roma, eseguendovi le suggestive vedute della piazza del Pasquino e della città di Livorno. Riammesso due anni dopo a Genova, Scorza tornò a Voltaggio, che ritrovò distrutta dal passaggio della guerra coi Savoia, per morirvi quindi prematuramente nel 1631.
Nella sua pur breve vita lasciò un’eredità artistica significativa, caratterizzata da un genere pittorico declinato da soggetti ricorrenti (come il mito di Orfeo, del quale esistono almeno dodici versioni) e di cui troviamo i riflessi nelle pitture di animali di Anton Maria Vassallo e di Giovanni Benedetto Castiglione. Altrettanto considerevole fu la sua attività grafica, a cui è dedicata presso i Musei di Strada Nuova l’esposizione, curata da Piero Boccardo e Margherita Priarone, dei suoi disegni provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampa di Palazzo Rosso. Al termine della mostra alla Meridiana, esaustiva ricognizione critica sull’artista, supportata da un catalogo che si propone come la prima monografia sul pittore, molte tra le opere esposte torneranno infine a Voltaggio, suo paese natale, dove tra giugno e agosto una serie di altri eventi saranno dedicati alla sua ricerca pittorica.

di Matteo Fochessati, da Il Giornale dell'Arte numero 372, febbraio 2017


  • Sinibaldo Scorza: Pastorello. Olio su rame, 26 x 36 cm. Genova, Accademia Ligustica di Belle Arti
  • Sinibaldo Scorza: Orfeo incanta gli animali (Orfeo con l’elefante e altri animali). Olio su tela, 73 x 97,5 cm. Genova, collezione privata © Paolo Airenti Fotografia, Genova
  • Sinibaldo Scorza: Paesaggio invernale con figure (Dicembre?). Olio su tela, 37 x 55 cm Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Bianco. © Musei di Strada Nuova, Genova

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