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Riaperto il Museo e Parco archeologico della Sibaritide. Nel 2013 era stato sommerso dal fango

Il sito di Sibari ora riaperto

Cassano allo Ionio (Cosenza). L’11 febbraio è stato inaugurato il Museo e Parco Archeologico della Sibaritide a quattro anni dall’esondazione del Crati, che aveva inghiottito sotto oltre 250mila metri cubi di acqua, fango e detriti, uno dei più importanti parchi archeologici dell’Italia meridionale e tra i più vasti in Europa (500 ettari).

Sette gli interventi finanziati con i 18 milioni del Poin Attrattori culturali, naturali e turismo Fesr 2007–2013, per il recupero e la valorizzazione dell’area. Indirizzati a una migliore manutenzione degli scavi, un controllo rigoroso dell’area archeologica e una necessaria salvaguardia da eventi alluvionali, non soltanto in casi eccezionali come quello del 18 gennaio 2013.

Tra gli interventi immediati lo sfangamento e la ripulitura, che hanno restituito le aree danneggiate dall’alluvione, mentre la realizzazione di trincee drenanti dovrebbe consentire, oltre al controllo del deflusso delle acque piovane, anche quello della falda acquifera sottostante il parco. Tra le opere di valorizzazione, invece, si segnalano un radicale intervento di riqualificazione per il principale punto di accoglienza dell’area archeologica, in particolare per il sito «Parco del Cavallo», e la costruzione del Museo «Ippodameo» a completamento del già esistente Museo Nazionale della Sibaritide, con un percorso multimediale.
Parte integrante e organica del Museo è il nuovo Deposito, che fa del Polo museale di Sibari un moderno centro di studi dedicato alla conservazione e alla catalogazione, oltre che ad accogliere le attività relative ai laboratori didattici.

Interventi di riqualificazione anche per L’Oasi di Casa Bianca, che ora comprende anche un locale bar-ristoro e una sala riunioni/convegni. Realizzato, infine, un sistema di illuminazione scenografica per la visita notturna, e rivisitati i punti informativi con la predisposizione di installazioni virtuali.

Sebbene il comunicato Mibact dica che «in poco meno di due anni il Segretariato regionale del Mibact (ex Direzione Regionale Beni culturali e paesaggio della Calabria, Ndr) per la Calabria ha mantenuto l’impegno di chiudere i lavori», questi, in realtà, erano partiti in ritardo, nell’ottobre 2014, accompagnati da toni fortemente critici nei confronti del Mibact, mentre sarebbero stati da appaltare, secondo l’agenda europea, entro il 31 dicembre 2013, per chiudere entro fine 2015 (cfr. n. 336, nov. ’13, ed ed. on line).
Che fine hanno fatto, poi, i fondi raccolti dal «Quotidiano della Calabria» con la campagna «Mai più fango–un sms per Sibari», 17 mila euro ai quali la Fondazione Carical ne aveva aggiunti altri 18 mila?

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  • Il sito allagato dall'esondazione del fiume Crati
  • Il Parco Archeologico prima degli interventi
  • Il Parco Archeologico della Sibaritide dopo gli interventi
  • Il Parco Archeologico della Sibaritide dopo gli interventi

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