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Non spiegare, ma capire: la realtà misteriosa dell’arte nei colloqui di De Bartolomeis

La copertina del volume

Fine studioso d’arte, pedagogista insigne e freschissimo 99enne, Francesco De Bartolomeis ha appena pubblicato per la casa editrice fiorentina LibriLiberi Colloqui sull’arte con me stesso. Capire la «realtà misteriosa» della creazione d’arte, non spiegarla, è il dichiarato obiettivo dell’autore, poiché l’arte è come la natura e «l’ambizione degli artisti è produrre opere che abbiano il fascino e l’insondabilità del mistero».

Per avvicinare i molti problemi enucleati dall’arte del XX e XXI secolo, il libro sviluppa una narrazione in 9 capitoli il cui tono fa ricordare il passo che potrebbe avere un bambino che, libero di vagare in un museo, lasci che le più disparate suggestioni catturino la sua attenzione, tanto impreparata quanto prensile. È vero, sì, «anche un modo discreto, quasi distratto di entrare in rapporto con l’arte serve a scoprirne a tratti la bellezza», ed è con analoga disposizione di spirito che il lettore entra in gioco in questi colloqui il cui focus cambia di continuo: dalle avanguardie dell’astrazione a Pollock, da Fontana a Hopper, da Malevic al Bauhaus, da Calder a Bourgeois, dall’antisimmetria di Kandinskij all’alogicità di cui i surrealisti fecero una bandiera.

Si tratta di conversazioni ove trovano spazio temi cui De Bartolomeis ha dedicato studi pluridecennali: anzitutto l’arte astratta, messa in relazione (storica e teorica) con le ragioni delle scienze. L’apporto delle conoscenze matematiche è, nella critica dello studioso, costante, così come costante è l’invito a rompere quei clichés stantii che, ad esempio, tendono a ridurre la portata delle ricerche di Fontana al solo esito dei tagli o di quelle di Pollock al dripping. Richiamando il concetto di «arbitrio necessario», De Bartolomeis sembra sempre coniugare il dovere di un ragionamento rigoroso con i diritti di godimento mentale ed emotivo che l’arte stessa elargisce. I nessi che collegano disciplina e gusto, approccio scientifico ed emozione, al pari del nesso arte-vita, non sono mai solubili. Se «l’artista crea immagini non tanto per comunicarle quanto per tentare di capire», il critico, dal canto suo, non deve emettere sentenze, ma prospettare percorsi di pensiero in grado di generare altri pensieri. Però qui è all’artista autentico e al critico serio che si allude, bestie sempre più rare da avvistare, dal momento che «La stampa, come avverte una delle battute finali, accoglie critici che, anche se non privi di competenza, si vendono con disinvolto e servile cinismo. I nuovi artisti, come i critici seri, sono clandestini».


Colloqui sull’arte con me stesso, di Francesco De Bartolomeis, LibriLiberi, Firenze 2017, € 12,00

di Alessandra Ruffino, edizione online, 15 febbraio 2017


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