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Arco, meno provocazioni e più vendite

La fiera madrilena chiude l'edizione migliore degli ultimi sette anni: 100mila visitatori e acquisti istituzionali milionari

Una veduta dell'allestimento

Madrid. «È l’anno della ripresa. È stata la migliore delle ultime sette edizioni ,con più di 100mila visitatori in cinque giorni e un importante incremento delle vendite». Lo dice Carlos Urroz, direttore di ArcoMadrid, la più importante fiera spagnola d’arte contemporanea, sottolineando il fatto che solo gli acquisti istituzionali hanno superato il milione di euro, senza contare le opere prenotate, in attesa che i patronati dei rispettivi musei diano il via libera.

La parte del leone come sempre spetta al Museo Reina Sofía di Madrid che ha comprato 18 opere per 389.200 euro, con un’importante presenza di artisti legati al Centro de Cálculos dell'Università Complutense di Madrid, riferimento storico ineludibile per l’introduzione della tecnologia nell’arte. La Fundación Arco ha acquistato opere di sette artisti in altrettante gallerie per un totale di 146mila euro.

I lavori che in fiera avevano il cartellino del prezzo più alto sembrano essere rimaste invenduti: un «mobile» di Calder (2,5 milioni) della galleria barcellonese Mayoral; «Three man laughing at one» (1,5 milioni) di Juan Muñoz nella galleria Elvira González, «El triunfo de Nautilus»(1,4 milioni) di Salvador Dalí nella galleria Leandro Navarro e il cilindro di vetro colmo d’acqua di Roni Horn (un milione), del colosso svizzero Hauser & Wirth. «Abbiamo venduto opere da 1.500 euro fino a 85mila», ci dice Moisés Pérez de Albéniz, uno dei galleristi che hanno seguito Arco in tutte le sue fasi, dai tempi d’oro di Rosina Gómez Baeza, passando per la débâcle di Lourdes Fernández, fino alla rinascita ad opera di Urroz, il direttore che è riuscito a portare Arco di nuovo a galla.
Sempre restii a fornire dati concreti sulle vendite, molti galleristi trattenevano però a stento la soddisfazione, tra cui Espacio Mínimo ed Helga de Alvear che ha venduto opere di Candida Höfer e Axel Hütte. Secondo la gallerista e collezionista tedesca, che nel 2006 ha aperto un centro a Cáceres in cui espone la propria collezione personale, la maggioranza dei collezionisti è interessata a opere sotto i 100mila euro. Sono d’accordo anche i valenciani dell’Espai Tactel, una galleria nata già in tempo di crisi che partecipa per la prima volta ad Arco nella sezione Opening: «I collezionisti milionari rappresentano solo 10% dell'insieme e di norma non rischiano molto con i giovani, preferiscono artisti mainstream», assicurano i proprietari di Tactel, ricordando che partecipare ad Arco con lo stand più piccolo viene a costare circa 10mila euro.

Era uno dei più grandi e anche dei più visibili, invece, lo stand del torinese Giorgio Persano, dove campeggiava un’enorme tela di Mario Merz (700mila), affiancata da un Nicola de Maria (250mila) di sette metri e da un insieme di dittici audiovisivi di Lina Fucà. Tornato da due anni alla fiera madrilena dopo una lunga assenza, Persano, che partecipa anche ad Arco Lisbona dal 18 al 21 maggio, sembrava abbastanza soddisfatto, nonostante le gallerie italiane storicamente non vendano molto. Per questo cercano di aprirsi un varco nel mercato con opere di artisti spagnoli, come la grande foto manipolata di Susy Gómez nel caso di Persano o il video di Eulalia Valldosera nel caso dello Studio Trisorio di Napoli. Trisorio che rappresenta l’artista barcellonese da diversi anni, ne ha recentemente prodotto «Plastic Mantra», un importante progetto multimediale sviluppato tra Napoli, Capri e la costiera amalfitana. Continua di San Gimignano, una fedelissima di Arco, ha puntato sull’arte dell’Argentina, il Paese ospite d'onore di questa edizione della fiera, con uno stand dedicato a Jorge Macchi, protagonista anche di un’antologica nel centro d’arte Dos de Mayo, parte di quel circuito parallelo di mostre con cui il Paese latinoamericano vuole conquistare la capitale spagnola. Completano la presenza italiana Enrico Astuni, P420 e Prometeogallery, la principale rappresentante italiana di artisti latino-americani con la guatemalteca Regina José Galindo, la colombiana María José Arjona, il brasiliano Beto Shwafaty e lo spagnolo Santiago Sierra. Arco è tornata sulla breccia e con lei tutto un microcosmo di fiere più piccole e di gallerie madrilene. Come osservava un collezionista, «Arco fa affiorare il meglio di Madrid».

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