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Franceschini, tre anni al Mibact in 69 pagine

Il resoconto di Dario Franceschini di tre anni al Mibact

Roma. Il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini dopo tre anni di mandato (il suo giuramento, come membro del precedente governo Renzi è datato 22 febbraio 2014; il politico ferrarese ha mantenuto il ruolo anche nell’attuale esecutivo Gentiloni) traccia un bilancio dell’attività del suo dicastero.
Per Franceschini siamo davanti a un periodo positivo: «Dopo una lunga stagione di tagli, spiega il ministro nella introduzione del documento, il bilancio del Mibact negli ultimi tre anni è tornato a crescere. E siamo tornati ad assumere, ottenendo in deroga al blocco del turn over. Allo stesso tempo abbiamo superato una mentalità miope che vedeva nella collaborazione tra pubblico e privato un tabù e non una opportunità, introducendo l’ArtBonus».

Nel documento distribuito, lungo 69 pagine dense di considerazioni e numeri, Franceschini, oltre a prendere come fiore all’occhiello della «rinascita» culturale d’Italia Pompei, illustra anche la trasformazioni dei principali musei d’Italia da uffici delle Soprintendenze a istituti dotati di autonomia amministrativa e scientifica. Una delle principali novità degli ultimi tempi, contenuta all’interno della recente riforma del Mibact fortemente contestata da vari alti dirigenti interni, ha portato a un aumento delle visite: nei musei statali i biglietti sono aumentati di 7 milioni, arrivando al record assoluto di 45,5 milioni di ingressi nel 2016, con una crescita complessiva degli incassi pari a 47 milioni di euro. Tra le cose positive c’è anche, senza dubbio, la crescita dei fondi giunti da mecenati, che grazie all’ArtBonus hanno ora a disposizione un credito di imposta al 65% per le donazioni in favore della cultura. Fino a oggi si sono fatti avanti oltre 4.250 mecenati che hanno donato circa 158 milioni di euro per oltre 1.100 interventi.

Nel suo documento però Franceschini non tocca punti recenti delicati. Ad esempio le relazioni sindacali in qualche caso piuttosto complesse (di recente a Pompei e al Polo museale della Sardegna; i due casi sono trattati nel numero di marzo di «Il Giornale dell'arte», da domani in edicola, Ndr) oppure le dimissioni di membri dai comitati scientifici di musei autonomi come il MaXXI di Roma e la Pinacoteca di Brera di Milano. Il documento di uno dei dirigenti forti del Pd di Matteo Renzi non è stato finora particolarmente ripreso dalla stampa italiana.
Una voce critica giunge da Federico Diamanti Giannini, fondatore nel 2009 del sito web specializzato Finestre sull’Arte. Si tratta, spiega l’autore di «Un rapporto denso di autoreferenzialità, vuota retorica di stampo renziano, bilanci parziali dai quali traspare una finta realtà fatta di finte rivoluzioni, di mezze verità, di azioni dovute spacciate per risultati straordinari, il tutto farcito con i soliti, patetici, stantii luoghi comuni dell’Italia luogo di ”intreccio tra bellezza, arte, paesaggio e creatività“, della ”cultura veicolo del made in Italy“, dell’arte che ”attrae investimenti esteri”».

Il documento «Cultura e turismo tre anni di Governo»:
http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1488016102062_3annigoverno_24_febbraio_2017.pdf

di Stefano Luppi, edizione online, 27 febbraio 2017


  • Il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini

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