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Opinioni


Al Partenone sfilavano già le top model ateniesi

Un particolare del fregio del Partenone con la consegna del peplo

È probabile che tra gli argomenti addotti dalla casa Gucci, nel chiedere alla Grecia l’autorizzazione per la sfilata della sua collezione «Cruise 2018» ai piedi del tempio più famoso del mondo, non fosse compreso quello storico, il legame che unisce la contemporaneità all’antichità. È un peccato. Forse la risposta della Commissione archeologica centrale greca sarebbe stata diversa, seppure con condizioni da seguire alla lettera.

La materia prima della moda, si sa, sono i tessuti. Dunque una nuova collezione richiede innanzi tutto una loro accuratissima scelta. Un tessuto da impiegarsi nell’alta moda dovrà vantare, oltre che perfette caratteristiche merceologiche, filati pregiati e innovativi, una gamma cromatica sapiente, motivi decorativi inediti oppure rivisitati con estro. In breve, in questi manufatti la tecnologia tessile si somma all’arte.

Della preziosità dei manufatti tessili erano ben consapevoli gli antichi e tra le fonti iconografiche che ne rendono testimonianza vi è proprio il fregio ionico del Partenone (447- 438 a.C.). Situato in origine lungo il muro perimetrale della cella, la parte del tempio destinata a ospitare la statua della divinità, e oggi diviso fra diversi musei (Museo dell’Acropoli, British Museum, Louvre), mostra lo svolgersi di una processione cerimoniale, il cui fulcro consiste nell’offerta votiva di un tessuto.
Secondo la più condivisa delle interpretazioni, formulata già sullo scorcio del Settecento dall’archeologo inglese James Stuard, si tratterebbe della raffigurazione della fase conclusiva delle Panatenee, la principale festa religiosa e civile del tempo, dedicata ad Atena Poliade, la dea protettrice della città. Composta di gare ginniche, ippiche, poetiche e musicali, la festa culminava con una solenne processione che saliva all’Acropoli portando in dono ad Atena un manufatto tessile, un peplo, tessuto da donne e fanciulle ateniesi di nobile famiglia (le ergastìnai) il cui gruppo «sfilerebbe» nel fregio. L’indumento (secondo le antiche testimonianze eccezionale per dimensioni, intensità del colore conferito ai filati di lana, ricchezza delle scene storiche intessute, il cui soggetto era di volta in volta stabilito dal consiglio degli anziani) prima di giungere a destinazione attraversava la città, esposto come fosse una vela all’albero maestro di una costruzione in forma di nave che, in virtù di congegni anziché trainata dai buoi, pareva galleggiare e procedere da sé.

Quand’anche la lettura del fregio del Partenone da parte di Stuard fosse in futuro eclissata, a testimoniare la grande considerazione riservata all’arte tessile nelle antiche società resterebbero pur sempre le testimonianze di cui sopra. L’impegno richiesto per la fabbricazione dei tessuti, cioè cardatura, filatura, tintura, orditura del telaio e finalmente la tessitura, la quale per essere buona necessitava di pratica, attenzione e pazienza, ne escludeva il taglio, vero disgregamento dell’intreccio tessile. Questo spiega la forma a telo delle vesti e i panneggi che ne derivano una volta indossate. Panneggio, ovvero, cito la Treccani «il modo di disporre le masse e le pieghe delle vesti nelle opere d’arte figurativa e specialmente nella scultura», è una parola meravigliosa e l’arte di tutti i tempi ne dà testimonianza. Davvero, dunque, una sfilata al Partenone sarebbe fuor di contesto?


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