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Musei

Un Musée per Picasso e Jacqueline ad Aix-en-Provence

Il nuovo megamuseo aprirà nel 2021: conterrà la collezione della seconda moglie dell'artista, con più di mille dipinti

Il Couvent des Prêcheurs di Aix-en-Provence, sede del futuro Musée Jacqueline et Pablo Picasso

Aix-en-Provence (Francia). La figliastra di Picasso ha in programma l’apertura di un museo dedicato all’artista e alla seconda moglie Jacqueline all’interno di un ex convento nel Sud della Francia. Il progetto è voluto da Catherine Hutin-Blay, figlia di Jacqueline, morta suicida nel 1986. La Hutin-Blay ha ereditato la collezione di opere di Picasso della madre ed è la proprietaria del Château de Vauvenargues vicino ad Aix-en-Provence, dove è sepolta la coppia.

Il Musée Jacqueline et Pablo Picasso ospiterà oltre mille dipinti, più di quelli posseduti dalle collezioni di tutti i musei dedicati a Picasso a Parigi, Antibes, Barcellona e Malaga. Il museo prevede un’affluenza di 500mila visitatori all’anno. La sede, che aprirà nel 2021 all’interno del  Couvent des Prêcheurs e di alcuni spazi adiacenti (venduti lo scorso dicembre per 11,5 milioni di euro alla società Madame Z, dal nome della villa in cui Jaqueline dimorava a Vallauris), avrà una superficie espositiva di 1.500 metri quadrati, mille per gli allestimenti permanenti e 500 per le mostre temporanee. Ospiterà anche un centro di ricerca su Picasso e laboratori aperti al pubblico di ceramica e incisioni. La Hutin-Blay possiede oltre duemila opere, tra cui più di mille dipinti, una delle più vaste collezioni al mondo dedicate all’artista, particolarmente ricca di opere dal 1952 al 1973, il periodo in cui durò la relazione tra Picasso e Jacqueline. Comprende inoltre mille disegni, oltre a sculture in ceramica e fotografie che, recita l’accordo firmato con il Comune, «ripercorrono la vita insieme di Jacqueline e Pablo Picasso»,

Per Janie Cohen, esperta di Picasso e direttrice del Fleming Museum of Art dell’Università del Vermont, il nuovo museo è una «manna per gli studi su Picasso», soprattutto quelli incentrati sugli ultimi anni dell’artista. «La maggior parte delle opere, osserva la Cohen, non è mai stata esposta prima. È poi molto significativo il fatto che queste opere siano rimaste presso l’artista per tutta la sua vita».

Gareth Harris, da Il Giornale dell'Arte numero 383, febbraio 2017


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