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Fotografia


Brindare con Magnum

La celebre agenzia fotografica è nata a New York 70 anni fa: tre mostre a Torino, Brescia e Cremona la festeggiano

Martin Parr, «Venice, Italy, 1989» © Martin Parr-Magnum Photos

Torino, Brescia e Cremona. Sono passati settant’anni dal leggendario brindisi sul terrazzo del MoMA di New York, quando quattro amici davano vita a quella che ancora oggi è considerata la più autorevole cooperativa di fotografi mai esistita. Il 22 maggio del 1947 la Magnum Photos Inc. viene iscritta al registro delle attività americane, e così Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David «Chim» Seymour piantano le basi del fotogiornalismo moderno. Sinonimo di autorialità, impegno politico e culturale, Magnum accoglie negli anni nomi che fanno la storia del reportage e oggi il suo 70esimo anniversario viene celebrato con rassegne in tutto il mondo.

In Italia a dare il via è Camera, a Torino, inaugurando il 3 marzo «L’Italia di Magnum. Da Henri Cartier-Bresson a Paolo Pellegrin», il percorso curato dal neodirettore Walter Guadagnini con Arianna Visani (fino al 21 maggio, catalogo SilvanaEditoriale). Le oltre 200 immagini in mostra sono suddivise per decenni cosicché la storia italiana sfila nell’obiettivo di venti autori Magnum. Tra il prologo, affidato al viaggio di Cartier-Bresson nell’Italia fascista degli anni Trenta, e Paolo Pellegrin, che chiude con la marea umana raccolta nel 2005 in piazza San Pietro per la morte di papa Giovanni Paolo II, scorre quasi un secolo di politica, cronaca e costume. Si va dalla fine della guerra sulle orme di Capa, alla voglia di ricominciare che Chim vede nell’incanto dei turisti davanti alla Cappella Sistina; da René Burri che scivola tra la mondanità internazionale riunita a Milano per la retrospettiva di Picasso, a Herbert List che inquadra magicamente i set di Cinecittà. Bruno Barbey assiste ai funerali di Togliatti, mentre Erich Lessing cerca il boom economico nei nuovi riti balneari. Gli anni Settanta sono quelli della luce della Sicilia che Ferdinando Scianna si porta dentro, ma anche quelli del referendum sul divorzio di Leonard Freed e di Franco Basaglia che invita Raymond Depardon a fotografare i manicomi. Risalendo si trovano anche il kitsch del consumismo di massa secondo Martin Parr; la Napoli violenta in cui Patrick Zachmann si immerge con la polizia a documentare la camorra; le discoteche romagnole nel progetto di Alex Majoli; fino alla serie di Mark Powell sui capolavori simbolo della nostra cultura.

Anche Brescia partecipa ai festeggiamenti con tre mostre (tutte dal 7 marzo fino al 3 settembre) concepite nell’ambito della prima edizione del suo Photo Festival. Il Museo di Santa Giulia ospita «Magnum First» con le 83 vintage della prima collettiva dell’agenzia, esposte in Austria tra 1955 e 1956, e poi dimenticate in una cantina di Innsbruck fino al 2006. Stessa sede per «Magnum. La première fois», dove François Hébel presenta i servizi che hanno reso celebri venti fotografi Magnum. Mentre alla Camera di Commercio si trovano i reportage sulla città lombarda realizzati da Harry Gruyaert, Alex Majoli e Chris Steele-Perkins.

Al Museo del violino di Cremona, infine, è allestita «Life-Magnum. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia» (dal 4 marzo all’11 giugno, catalogo Silvana Editoriale), dove Marco Minuz attraverso nove reportage pubblicati da «Life», mette a fuoco il legame tra il settimanale americano e Magnum, il cui statuto ha il merito di avere aperto la strada alla salvaguardia del diritto d’autore, e al controllo della propria opera rispetto ai meccanismi editoriali. Oltre alle copie originali del magazine, scorrono tra gli altri, lavori di Eve Arnold, Bruce Davidson, Elliott Erwitt, Philippe Halsman, Inge Morath, Dennis Stock.

di Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 373 , marzo 2017


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