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Restauro


L'Iscr inaugura la Scuola di alta formazione a Matera

Una mostra presenta le opere restaurate dagli allievi nel primo anno accademico

Laboratorio di restauro dei materiali lapidei nella sede SAF di Matera. Operazioni di pulitura della scultura maschile in marmo (foto di Antonella Basile ©ISCR-MiBACT

Matera. Ha inaugurato in via ufficiale sabato scorso 4 marzo nell’ex Convento di Santa Lucia Nova la sede di Matera della Scuola di Alta Formazione (Saf) dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro intitolata a Michele D’Elia, storico dell’arte pugliese scomparso cinque anni fa, che dal 1988 al 1991 fu direttore dell’allora Istituto Centrale del Restauro e grande promotore di questa scuola.

In realtà la Saf è attiva a Matera già dal primo dicembre del 2015 e a oggi è l’unica filiazione della sede storica di Roma. L’inaugurazione è stata accompagnata dalla mostra RestaurAnno Primo, che presenta quanto svolto dagli allievi del primo anno accademico (2015-16), con una prevalenza di pezzi lucani: tra gli altri una Madonna policroma in calcare recuperata dai Carabinieri TPC e databile a metà Seicento; opere in calcare locale dal Museo Ridola di Matera e altre in pietra provenienti da varie chiese della Basilicata; una Croce dipinta databile tra Tre e Quattrocento dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

L’attenzione alla creazione della figura professionale del restauratore, con solide basi scientifiche da integrare a competenze storico-artistiche, è sempre stato uno degli scopi principali dell’Istituto fin dalla sua fondazione nel 1939 ad opera di Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, come ci racconta l’archeologa Licia Vlad Borrelli in un’affascinante lectio magistralis tenutasi all’Iscr di Roma e pubblicata in esclusiva sul prossimo numero di aprile di «Il Giornale dell’Arte».
«Il restauratore non è né un mago né un artista, scriveva nel 1939 Giuseppe Bottai, allora ministro dell’Educazione nazionale, gli si chiede di essere un tecnico accurato cosciente attentissimo: e non è poco. Così potrà nascere anche la prima scuola di restauro, che veramente meriti questo nome con corsi regolari di storia dell’arte, di chimica, di fisica, di scienze naturali, con un vastissimo e controllato tirocinio. Pochi dovranno essere gli allievi, ma ne usciranno dei tecnici perfetti».
Fu una vera rivoluzione e subito l’Istituto s’impose come un’avanzatissima eccellenza del nostro Paese (ancora è così), essendo quello del restauratore fino ad allora un mestiere privato, amatoriale, di bottega, tramandato di generazione in generazione con i suoi segreti e le sue «pozioni».

La Saf di Matera ha attivato due percorsi formativi, dedicati l’uno alle superfici decorate dell’architettura, l’altro ai dipinti. L’insegnamento teorico pratico del restauro occupa tra il 50 e il 65% della didattica ed è svolto su opere spesso di notevole rilievo, almeno l’80% delle attività su manufatti qualificabili come beni culturali ai sensi del Codice.
La scuola dura cinque anni e si conclude con un esame abilitante e una laurea, riconosciuta dal 2011 come magistrale, in «Conservazione e Restauro dei Beni Culturali».

Nell’anno accademico in corso gli allievi sono impegnati su opere arrivate dalle aree recentemente terremotate di Umbria e Marche: una quattrocentesca Madonna in adorazione del Bambino in legno policromo da Castelluccio di Norcia, un tabernacolo in legno dorato e dipinto di metà Settecento da Avendita di Cascia, due dipinti su tavola di Vittore Crivelli da Massignano (Ap) e di Gaspare Gasparini da Macerata. A queste si aggiungono opere recuperate dai Carabinieri TPC, tra cui un uomo togato in marmo di età giulio-claudia e due tondi ad affresco di XII-XIII secolo raffiguranti un Salvatore benedicente e un Agnus Dei.

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di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 7 marzo 2017


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