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Una Biennale all'Antartico

La nave di Alexander Ponomarev, artista ex sommergibilista, salpa oggi da Ushuaia, in Argentina, per portare l'arte tra i ghiacci

Ushuaia (Argentina). Sono la presidente del cda della Antarctic Biennale ed è il titolo di tutta la mia carriera di cui vado più fiera, anche se dalla mia nomina, lo scorso maggio, ci sono stati momenti difficili.
Ho scoperto che il mondo dell’arte è ipersensibile e sospettoso, assai lontano dal mito artistico dell’indifferenza bohémienne. I russi preferiscono l’improvvisazione ispirata, quel certo modo di fare le cose, tipicamente italiano, che si scontra con lo stile nordico di programmare tutto con mesi, se non anni, di anticipo. Per questa ragione all’ultimo momento abbiamo perso un importante sostenitore, l’architetto Hani Rashid, e l’artista Matthew Ritchie. Eppure, in poco più di un anno, Alexander Ponomarev (60 anni), la star di questo folle evento, il suo creatore e leader, ha reso possibile la Antarctic Biennale presiedendo un comitato artistico formato da Samuel Keller, Hans Ulrich Obrist, la sceicca Hoor Al-Qasimi, Hani Rashid e Nadim Samman.
«Capitan Pono», per gli amici, è un ingegnere, ex sommergibilista della marina russa, celebre artista, ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia del 2007 ed è l’unica persona ad aver risalito il Canal Grande con un sottomarino.
Costa più di un milione di dollari portare nell’Antartico 18 artisti, e poi registi, intellettuali e lo staff ed è lui ad aver trovato i fondi, erogati in gran parte da Evgenij Kaspersky, direttore di una delle più grandi società private di cybersicurezza del mondo (russa, un’ironia vista l’attuale paranoia sugli attacchi informatici). Hanno contribuito anche il collezionista e re del karaoke cinese Qiao Zhibing, e la moglie Lihsin Tsai.
Braccio destro di Ponomarev è il giovane curatore Nadim Samman, responsabile del concorso riservato agli artisti under 35 che si sono candidati per esporre al Padiglione Antartico alla Biennale di Venezia. Il concorso si è svolto come previsto, con quasi 500 richieste di partecipazione, 15 finalisti che esporranno nel Padiglione Antartide sul Canal Grande a Venezia e un vincitore, che si unisce alla spedizione.
Il 17 marzo la nave di ricerca oceanografica Akademik Sergey Vavilov parte da Ushuaia, all’estremità meridionale dell’Argentina, per un viaggio di 12 giorni. La nave diventerà uno spazio galleggiante per studi, conferenze e mostre. Ci saranno discussioni scientifiche, performance, conferenze di filosofia e poesia e proiezioni.

Durante gli approdi della nave, gli artisti (tra i quali Lara Favaretto, Eulàlia Valldosera, Tomás Saraceno e Yto Barrada, Ndr)  realizzeranno o installeranno opere d’arte o faranno performance. Spiritualmente ma anche ecologicamente pulita. Ponomarev conosce molto bene le regole delle stazioni polari in materia e non rimarrà traccia di questo appuntamento se non nella memoria delle persone coinvolte. Dopo la spedizione, riprese video, foto, testi e altre opere saranno disponibili per mostre che Ponomarev e Anna Shvets, curatrice della biennale, stanno trattando con diversi musei in tutto il mondo.

Ma qual è la differenza tra un sommergibilista e un artista? «Sono molto simili, risponde Ponomarev. Gli artisti vivono la maggior parte del tempo sotto la superficie, si guardano intorno e attaccano, tirando fuori di tanto in tanto il periscopio per dare un’occhiata al mondo esterno. Le mostre sono come approdare a riva, bere e baciare una donna. Poi, finita la commedia, di nuovo tutti a bordo in acqua». Quanto alla sua attrazione per l’Antartide, «mi piace tutto ciò che ha a che fare con lo spazio: acqua, cielo, ghiaccio, topografia, navigazione, spiega.  Tutti i meridiani si incontrano qui e ogni marinaio sa che le tecniche tradizionali di navigazione non valgono più. Nell’Antartide, continua l’artista, non esiste il tempo: ne costruiamo uno nuovo. L’Antartide è anche il solo luogo del mondo senza nazionalità (grazie al Trattato dell’Antartide del 1959, applicato nel 1961, Ndr]. La natura, i pesci e gli animali sono i sovrani, non gli esserei umani. Quindi la gerarchia della vita cambia». Di sicuro nacque prima l’artista del marinaio: «L’educazione artistica dei bambini dell’Unione Sovietica era molto valida e ho iniziato a sette anni, tutti i giorni, e in estate disegnavamo en plein air. Ma per me viaggiare era la cosa più importante e nel mio Paese l’unico modo per poterlo fare era nella marina o come pilota. Ma non ho mai smesso di disegnare. Sono come i fenici che dicevano di dedicare un terzo della vita allo studio, un terzo al mare e un terzo all’arte».
È riuscito persino a persuadere la marina sovietica a lasciargli dipingere i sottomarini in colori vivaci: «Ho iniziato dipingendo il relitto di una nave; riportavo in vita le navi. Con i sottomarini ho fatto l’opposto di Leonardo. Lui fece il primo disegno di un sottomarino, nel Codice Atlantico e scrisse “Non vi dico come fare a portarlo sott’acqua perché vi uccidereste l’uno con l’altro”. Nel 1991, ho preso un sottomarino da guerra e l’ho trasformato in un’opera d’arte, intitolandola “The way of Leonardo”».

di Anna Somers Cocks, da Il Giornale dell'Arte numero 373, marzo 2017


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