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Parco dell'Appia Antica: i progetti e le idee ci sono, mancano personale e soldi

La neodirettrice Rita Paris: «Io sono pronta». Ma come si fa a fare un parco archeologico senza archeologi e amministrativi e con un budget di 1 milione di euro?

Santa Maria Nova (foto SSBAR, S. Castellani)

Roma. È un vero e proprio grido quello che lancia Rita Paris, da oggi non più alla guida di Palazzo Massimo, uno dei quattro gioielli in cui si articola il Museo Nazionale Romano (con Terme di Diocleziano, Palazzo Altemps e Crypta Balbi) al cui vertice siederà Daniela Porro, ma alla direzione del Parco archeologico dell’Appia Antica nato in seno alla riforma Franceschini, in continuità con l’incarico che l’archeologa ricopre da oltre vent’anni come funzionario della Soprintendenza statale.
Della Regina viarum fu incaricata nel gennaio 1996, sei mesi prima della morte di Antonio Cederna (il cui archivio dal 2008 è conservato, non a caso, proprio nel sito di Capo di Bove lungo la via), che della strada romana fu strenuo difensore, con circa 140 interventi sulla stampa. La Paris ne ha raccolto il testimone, aprendo siti, tutelando aree, animando e valorizzando l’Appia con decine di iniziative, combattendo per la tutela e conservazione, ma soprattutto contro scempi di ogni sorta: parliamo di 1,5 milioni di metri cubi abusivi (dal 1967 al 2011) e di circa 3mila richieste di condoni, ville ex novo spuntate dal nulla, impianti non compatibili con la preziosità di un’area che, dal punto di vista della legge, dal 1953 ha un vincolo paesaggistico e dal 1965, con il piano regolatore generale, non prevede alcun tipo di edificabilità.

Per quanto i problemi continuino a non mancare, la storia di questi anni è una storia felice: fino al 2000 nessun monumento era visitabile (oggi lo sono Cecilia Metella, Castrum Caetani, Villa dei Quintili, ecc.), la strada antica sepolta sotto strati d’asfalto è stata tirata fuori, i sepolcri restaurati, così come l’Acquedotto dei Quintili, quasi concluso, e il Mausoleo di Gallieno, ancora da completare. Acquisite, scavate e aperte pure importanti proprietà, tra cui Capo di Bove e Santa Maria Nova, mentre alle Tombe della via Latina stanno partendo i lavori alla Tomba Barberini, che si aggiungerà alle due già aperte dei Pancrazi e dei Valeri. Moltissimo resta da fare, per la tutela dagli abusi, le acquisizioni, la riduzione del traffico privato, l’accessibilità e mobilità, le campagne di scavi e studio. Tra le priorità c’è il restauro dell’ultimo tratto romano della strada, da via di Fioranello, inaccessibile e degradato, con l’ettaro di terra concesso dal demanio militare da recuperare. E le acquisizioni, persino con offerte da parte dei privati, prime tra tutte quelle del Mausoleo di Sant’Urbano e del Sepolcro degli Equinozi, ma anche di altri monumenti che non possono continuare a deperire in mano privata.

La volontà c’è, c’è la struttura sulla carta e da oggi anche una direttrice al vertice. Che grida «io sono pronta a partire da subito!», ma il vuoto che la circonda è drammatico e speriamo sia di più breve durata possibile. Il nuovo Istituto autonomo prevede 132 unità totali, tra cui 8 archeologi, 8 architetti, uno storico dell’arte, un archivista, il personale amministrativo, i vigilanti, eccetera. Ma a oggi di archeologi e amministrativi ce ne sono zero, di architetti uno e non c’è neanche una sede per la direzione, impossibile da collocare in uno dei siti aperti lungo la via. Non mancano invece progetti e programmi, idee, voglia di lavorare. Eppure non è neanche partita la mobilità volontaria, il personale attualmente si aggira attorno alle quindici unità o poco più, quasi tutti guardiani. Lo chiedevamo più di un anno fa e continuiamo a chiederlo: come si fa a fare un bilancio senza amministrativi? E un parco archeologico senza archeologi e architetti? Come per gli altri istituti autonomi, la riforma prevede per l’Appia Antica un budget di 1,1 milioni euro l’anno (ne servierebbero 3,5). «Mi aspetto altre dotazioni», dice la Paris che si appella al ministro perché non la lasci sola. La somma è meno della metà di quanto finora speso dalla Soprintendenza, insufficiente anche per le sole spese ordinarie di bollette, impianti, guardiania notturna, giardinieri, ecc. Senza considerare che molti servizi non saranno più centralizzati. Certo, ci sono i privati, «io ci lavoro, e bene, già dal 1994», informa la Paris, ma…

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 27 marzo 2017


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