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Furti, il Marocco non è obbligato a restituirci il Guercino rubato a Modena?

La «Madonna in trono con i santi Evangelista e Gregorio taumaturgo»  del Guercino è stata rubata a Modena e ritrovata a Casablanca, in Marocco, in preoccupanti condizioni conservative

Modena. Esperti di legge in queste ore si stanno confrontando, con pareri opposti, riguardo a difficoltà e obblighi legati al rientro della tela «Madonna in trono con i santi Evangelista e Gregorio taumaturgo» del 1629.
L’opera venne rubata dalla centralissima chiesa di San Vincenzo di Modena e ritrovata nello scorso febbraio il Marocco, alla periferia di Casablanca. «La Gazzetta di Modena» e «Il Giornale dell’Arte», la settimana scorsa, hanno attestato, pubblicando una fotografia scattata a Casablanca, lo stato conservativo attuale molto precario di uno dei dipinti principali del pittore ferrarese.

Nei giorni scorsi ha iniziato il procuratore capo di Modena Lucia Musti, spiegando le difficoltà teoriche nel fare rientrare in Italia l’opera (in effetti, questa è corpo di reato perché le indagini marocchine non sono ancora chiuse, dopo l’arresto di quattro cittadini del Marocco di cui uno di passaggio a Modena e Bologna). «Non esiste, spiega il procuratore Musti, un obbligo da parte di uno Stato estero di riconsegnare un bene di interesse culturale e artistico. Questo lo dice il diritto internazionale, tranne nel caso in cui il bene sia stato sottratto durante una guerra. Quindi partiamo da questa norma del diritto internazionale che non ci aiuta, ci stiamo lavorando e siamo prossimi ad aprire una rogatoria internazionale. Con dico che non avremo indietro il Guercino, stiamo pensando di chiedere una rogatoria internazionale allo Stato del Marocco, che non essendo europeo esclude, appunto, i canali europei, come, ad esempio, “Eurojust”. Nel caso chiederemo una mediazione di carattere diplomatico, attraverso il Mibact».

La pensa in modo molto differente Giulio Volpe, avvocato bolognese e docente di Legislazione dei beni culturali all’Alma Mater, nonché assistente dell’ex ministro ai Beni culturali Antonio Paolucci. Il professor Volpe sottolinea infatti che «Esistono diversi strumenti internazionali, accordi pattizi tra Stati, multilaterali o bilaterali, utili al rientro delle opere. I più rilevanti, possibili nel rapporto con il Marocco, Stato extraeuropeo, sono stati concepiti sotto l’egida dell’Unesco (Parigi, 1970) o di Unidroit (Roma, 1995). Tanto l’Italia quanto il Marocco risultano aver recepito con ratifica la convenzione Unesco, entrante in vigore rispettivamente il 2 gennaio 1979 e il 3 maggio 2003. Non si vede quale ostacolo possa incontrare la restituzione di tale pregiatissimo dipinto, purtroppo gravemente danneggiato».

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di Stefano Luppi , edizione online, 30 marzo 2017


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