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Il G7 della cultura a Firenze: «L'Unione Europea è nata su un grande progetto culturale»

Firenze. Il 30 e il 31 marzo Firenze ospita il «G7 della Cultura», prima edizione che precede un G7, e la scelta dell’Italia, come sottolinea il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, è significativa, come pure quella di Firenze.

Articolato tra varie sedi, Palazzo Medici Riccardi poi Palazzo Pitti, il G7 si è aperto col confronto sull’Unione europea della cultura e le partnership pubblico-private, al quale han preso parte Beatrice Covassi, responsabile della rappresentanza delle Commissione Europea in Italia, il ministro Franceschini, Tibor Navracsics, commissario europea per l’educazione, la cultura, i giovani e lo sport, il sindaco Dario Nardella. È stato proprio quest’ultimo a sottolineare come si sia parlato finora troppo di Pil e poco di cultura mentre «l’Ue è nata su un grande progetto culturale».
I temi che saranno toccati nei due giorni vedranno al centro la tutela dei beni culturali colpiti dal terriorismo e dalle calamità naturali, ma anche la cultura come elemento di dialogo. Tra gli argomenti quello anche della necessità di porre fine alla pirateria online a danno delle maggior produttori di musica, cinema, tv, il cui impatto dannosso è paragonato a quello del traffico di opere d’arte.


Ad annunciare il G7 per la cultura a Firenze è stata l’installazione in piazza della Signoria della copia perfetta rispetto all’originale dell’Arco di Palmira (esposto anche a Londra e New York) che rimarrà fino al 27 aprile. Realizzata da Torart, azienda di Carrara di Giacomo Massari Filippo Tincolini, specializzata nell’applicazione delle nuove tecnologie nell’ambito del progetto «The Million Image Database» per la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale mondiale (e promosso dall’Insitut for Digital Archaeology in collaborazione con l’Unesco, Università di Oxford, Museo del Futuro di Dubai e governo degli Emirati Arabi Uniti), la copia dell’arco del II-III secolo d.C. dedicato all’imperatore romano Settimio Severo che fu raso al suolo insieme ad altre importanti vestigia dai miliziani dell’Isis nel 2015, è infatti stato assunto a simbolo di distruzione ma anche di rinascita. Nardella ha sottolineato come la cultura «l’unico modo vero, profondo e duraturo per resistere e combattere contro il terrorismo».

L’altro grande ospite è invece un’opera d’arte ancora vera: la «Chimera» di Arezzo, bronzo del IV-V secolo a.C. esposta nella Sala di Leone X in Palazzo Vecchio, dove le volle Cosimo I de Medici dopo il suo ritrovamento a metà del Cinquecento. Una ricollocazione, pur temporanea, che segue quella degli arazzi di Bronzino, Pontormo e Salviati nel salone dei Dugento sempre a Palazzo Vecchio e la rievocazione degli orticini pensili di Eleonora da Toledo sul Terrazzo di Saturno. Il bronzo, conservato nel Museo archeologico di Firenze, era stato esposto l’ultima volta alle mostre medicee nel 1980 e la sua esposizione è contestualizzata a documenti e al busto di Cosimo I, opera di Baccio Bandinelli, a rievocare l’importante revival estrusco nella Firenze di quei decenni, cui partecipò perfino Vasari dopo il ritrovamento ad Arezzo il 15 novembre 1533 «dieci braccia sottoterra», e che sarà poi oggetto di studio per numerosi artisti, tra cui Benvenuto Cellini. L’opera sarà poi restaurata e integrata nella coda nel 1784 dallo scultore Francesco Carradori su indicazione di Luigi Lanzi, quando dal 1712 era giunta agli Uffizi. E la presenza della Chimera coi simboli ad essa connessi, vana immaginazione e idea falsa, sono anche avvertiti come un monito per l’uomo di oggi.

di Laura Lombardi, edizione online, 30 marzo 2017


  • La Chimera di Arezzo è esposta straordinariamente nella Sala Leone X di Palzzo Vecchio in occasione del G7 della Cultura
  • La copia dell'Arco di Palmira innalzata in piazza della Signoria a Firenze in occasione del G7 della cultura

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