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«Niente di profano e di non onesto»

Immagini e arte sacra nel Concilio di Trento: una riflessione 450 anni dopo

Ritratto del cardinale Gabriele Paleotti, Pinacoteca Civica di Budrio (Bo)

In occasione dei 450 anni del  decreto sulle immagini promulgato il 3 dicembre 1563 nell’ultima sessione del Concilio di Trento, la Pontificia Università Gregoriana di Roma ha tenuto l’importante convegno di studi «Per istruire, ricordare, meditare e trarne frutti» (2-3 dicembre 2013). Il decreto riguardava un punto dolente e duramente criticato dai riformati, che verteva sull’uso della invocazione, della venerazione e delle reliquie dei santi e delle sacre immagini.
Nella sua storia il rapporto tra Cristianesimo e immagini figurative è sempre stato difficile, complesso, non così scontato anche per l’aniconicità intransigente dell’Ebraismo, con l’iconoclastia che a tratti riemergeva come un fiume carsico. Le correnti di pensiero nella stessa chiesa tridentina erano diverse, una più assolutista e reazionaria, che voleva codificare un’arte della Chiesa (basti pensare al cardinale Gabriele Paleotti che spingeva verso un Index delle immagini sacre simile a quello dei libri proibiti), una più liberale, che fortunatamente finì per prevalere e che di regole ne mise davvero poche.
I padri conciliari si preoccuparono di bandire dalle opere d’arte sacra ogni «superstizione», «vergognoso lucro» e «lascivia», affinché «niente appaia di disordinato o di collocato fuori posto o confusamente, niente di profano e niente di non onesto». Ed erano i vescovi ad avere il compito di vigilare, di garantire l’aderenza di scene e figure rappresentate alle Sacre scritture e alla Tradizione.
Tutta l’arte cristiana successiva dipese da queste decisioni, che segnarono un punto di svolta.

Gli atti del convegno di quattro anni fa, pubblicati da Artemide a cura di Lydia Salviucci Insolera, forniscono oggi un approfondimento straordinario sul tema. La struttura del convegno venne organizzata attorno ai contributi di due studiosi che costituiscono «il massimo esempio della ricerca in campo teologico e storico della Chiesa, riguardo la teorica delle arti figurative della riforma cattolica: François Boespflug e Paolo Prodi», scrive la curatrice. Il volume apre con tre saggi sulla teologia dell’immagine, quindi tratta nello specifico l’identità e la genesi del decreto tridentino e in particolare la presenza e il ruolo svolti dal teologo gesuita Diego Laínez, poi affronta il tema della ricezione del decreto e conclude, prima delle appendici documentali, con due illuminanti esempi storico-artistici che rappresentano due opposte versioni: il Caravaggio nella la cappella Cavalletti in Sant’Agostino versus Scipione Pulzone nella cappella Bandini in  San Silvestro al Quirinale.


Immagini e Arte Sacra nel Concilio di Trento, a cura di Lydia Salviucci Insolera, 256 pp., ill. b/n, Artemide, Roma 2016, € 30,00

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 30 marzo 2017


  • La copertina del volume

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