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Milano, gli archivi d'artista si raccontano: il 10 aprile appuntamento con l'Archivio Remo Bianco

Un'opera di Remo Bianco

Milano. Una vita d’artista include spesso sregolatezza e disordine, niente schemi e generosità di eccessi. Oppure gli artisti sono sbadati, concentrati sul lavoro e senza cura nei dettagli pratici, che sempre più contano dal punto di vista storico e nel mondo globale dei mercati. Archiviare sistematicamente le opere degli artisti in vista di un catalogo ragionato, tutelarne l’opera e molto di più è compito degli Archivi d’Artista, spesso fondati dagli eredi o dagli amici degli artisti.
Dal 2014 sono stati raccolti in un’associazione da Filippo Tibertelli de Pisis che con AitArt ha creato una rete di archivi storici e contemporanei che ne raccoglie già una quindicina. L’Archivio è il luogo depositario della memoria dell’artista, ma quello che non si immagina è quale importanza abbiano per gli Archivi le vicende umane degli artisti medesimi, quanto le passioni oltre che gli interessi ne siano parte integrante, così come la quantità di storie di amici e parenti.
Dallo scorso gennaio AitArt propone al Museo del Novecento una serie d’incontri con gli esponenti degli Archivi, proprio per offrire sguardi diversi su questa realtà.
Dopo Gallizio, Carol Rama, Morandi, Prampolini e Treccani, lunedì 10 aprile è la volta di Remo Bianco (1922-88), artista che registra un crescente interesse presso i collezionisti. Elena Camesasca è la curatrice dell’Archivio Bianco e parte attiva nella creazione, per AitArt, di uno specializzato motore di ricerca. «L’Archivio tutela l’eredità dell’artista, raccoglie oltre le opere, carteggi, materiale fotografico e storico, cataloghi di mostre passate, e garantisce l’autenticità delle opere dirimendo casi a volte spinosi, vedi Dadamaino e De Dominicis, o fa ordine come nel caso di Carol Rama ricomponendo i pezzi di una vita senza memoria di sé e senza eredi, fa confluire tutte le opere nel catalogo ragionato che diventa l’organo principe e strumento fondamentale per lavorare sull’artista». Com’è nato l’Archivio Bianco? «È parte della Fondazione Bianco, creata con le più di mille opere della Collezione Gianni, raccolte da Virgilio Gianni sin dal 1953. È presieduta da Paolo Biscottini, con Lorella Giudici nel comitato scientifico, oltre alla sottoscritta. Nell’incontro presenteremo l’Archivio, illustreremo a grandi linee le più di duemila opere, perché negli archivi confluiscono sia le grandi collezioni sia le opere singole, tutte digitalizzate. Racconteremo i meccanismi di lavoro e le nuove tecnologie, per noi utilizzate dalla restauratrice  Ida Ravenna, per fugare perplessità e dubbi tecnici».

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