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Sottsass, ibrido fortunato rapito dal vetro

Ettore Sottsass Kachina 10, 2009-11 Vetro soffiato e Corian® serie Kachinas Galleria Mourmans Ph Jean Bernard ©

Venezia. Scaturisce da un rapporto dialettico tra uno storico dell’arte, il curatore Luca Massimo Barbero, e un architetto al contempo anche artista, Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917-Milano 2007), la mostra che le Stanze del Vetro e Pentagram Stiftung dedicano dal 10 aprile al 30 luglio a Sottsass, nell’anno in cui ne ricorre il centenario della nascita. «Inclassificabile, imprendibile ibrido fortunato» egli si cimenta con la materia vitrea per la prima volta nel 1947 per poi subirne progressivamente la fascinazione delle potenzialità sperimentali. Una parabola che dalla produzione della prima serie (per Vistosi nel 1974) lo accompagnerà sino alla fine del suo percorso di vita intersecando le grandi fornaci muranesi, la produzione industriale con Alessi, Baccarat, Egizia, Fontana Arte, Serafino Zani e Swarovski (senza tralasciare quindi il cristallo), la collaborazione con il Cirva (Centre international de recherche sur le verre et les arts plastiques) di Marsiglia.
Oltre 200 in tutto gli oggetti presenti sull’Isola di San Giorgio, molti dei quali provenienti dalla raccolta Ernest Mourmans per la prima grande mostra interamente dedicata al rapporto di Sottsass con il vetro.
«Forse non tutti sanno che Sottsass è architetto ma studia da artista, specifica Barbero. La sua formazione si deve a una forte vicinanza con Spazzapan, a Torino, il quale ne condizionerà memoria visiva ed esecutiva attraverso composizione e colore. Questa mostra racconta la fascinazione di Sottsass nei confronti di entrambi gli elementi che si esplicita con l’utilizzo della materia vitrea. L’incontro con il primo vetro avviene prestissimo, nel 1947, un vetro che lui fa quasi “per inciampo”, per casualità».
Può riassumerci questa parabola creativa?
Sottsass è un outsider e ha un rapporto di vicinanza/lontananza con il vetro. È totalmente affascinato dalla sua lavorazione, da quella che lui chiama la danza dei piedi intorno al forno, dalla compenetrazione di forme. Ma egli è anche un rivoluzionario che spinge al massimo le potenzialità quasi contrarie della tradizione del vetro a partire dal “piccolo scandalo” ossia dall’utilizzo delle colle a freddo anziché della fusione del pezzo.
Nel 1974, con la prima serie per Vistosi, conferisce alle sue creazioni nomi divertenti, quelli di donne veneziane, quasi si trattasse di personaggi: la Morosina, la Schiavona, la Moceniga. Così i vetri non sono quasi mai oggetti d’uso bensì sono inganni fra utilizzo e idea. Lui stesso li definisce, verso la fine dei suoi anni, quasi delle sculture. L’esposizione parte dal momento in cui in cui l'oggetto è ancora tale per poi diventare sempre più scultura, verso una verticalità monumentale.
Com'è organizzato il percorso?
Per nuclei. Sottsass lavora per serie tant'è che ogni sala è caratterizzata da un momento di produzione che va dal 1974 agli anni 2000.
Vi sono anche contaminazioni materiche nelle sue creazioni.
Sì la serie dei Capricci per Cenedese, ad esempio, vede l’utilizzo anche del ferro; gli Esercizi, per la stessa vetreria, sono invece caratterizzati da basi di marmo e di pietra mentre nelle più tarde Kachinas (come le omonime bambole votive indiane) e realizzate in collaborazione con il Cirva entrano la plastica e il corian.
Da dove proviene il materiale in mostra?
I lavori iniziali giungono da varie collezioni ma l'ultima parte della mostra proviene dal suo principale committente, Ernest Mourmans. Sottsass lavora sempre su commissione (Venini, Barovier, Bischofberger…) ma c'è una continuità, soprattutto nella parte conclusiva della sua vita, con Mourmans: collega, gallerista di design, collezionista.
Qualche inedito?
Non mancano prototipi e inediti ma cito in particolare la collezione per la Millennium House dello sceicco del Qatar Saud Al-Thani realizzata nel 1999 che viene esposta per la prima volta al pubblico. Si tratta di 19 creazioni, tutte al di sopra del metro di altezza che dovevano caratterizzare l’ingresso della dimora; si sviluppano in verticale con elementi obliqui, in diagonale, parti appese. Oggetti-presenze quasi metafisiche, tutte creazioni che cambiano il luogo in cui si collocano. E poiché il vetro di Sottsass non è un vetro da vetrinetta la mostra non avrà bacheche bensì piani come palcoscenici su cui ho scelto di disporre questi personaggi.

di Veronica Rodenigo, edizione online, 6 aprile 2017


  • Ritratto di Ettore Sottsass. Foto: © Bruno Gecchelin

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