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Firenze, due milioni da Gucci per sfilare nella Galleria Palatina

Il denaro servirà al restauro del Giardino mediceo di Boboli

Il viale dei cipressi nel Giardino di Boboli

Firenze. Due milioni di euro in tre anni: questi i termini dell’accordo siglato tra Marco Bizzarri presidente della maison Gucci e il sindaco di Firenze Dario Nardella, che prevede in cambio la messa a disposizione il 29 maggio degli spazi della Galleria Palatina per la sfilata della collezione «Cruise», disegnata da Alessandro Michele: non la Sala Bianca, sede di celebri défilé negli anni Cinquanta e oltre, ma proprio gli spazi museali, nei quali saranno allestiti posti per accogliere 380 persone. Il denaro versato da Gucci permetterà il restauro (il primo dal 1940) e la conservazione del giardino mediceo, che si svolgerà sotto la direzione di Eike Schmidt, insieme alla botanica Bianca Maria Landi, consentendo di sanare il patrimonio davvero unico, con piante centenarie e specie rarissime di frutte che ritroviamo solo nelle nature morte del Seicento, oltre alla sculture e alle architetture del Giardino. Schmidt ha sottolineato come la «Primavera di Boboli», nome del progetto, permetta di voltare pagina dopo oltre trent’anni di progressivi tagli di fondi e di personale.
L’intervento seguirà una «una strategia pluriennale, in armonia con i tempi non istantanei dell’ecosistema stesso», come dichiara Eike Schmidt, e riguarderà quindi anche tutte le aree non accessibili da anni (dei trentantré ettari solo venti sono per ora aperti al pubblico), quella degli ex labirinti, il tutto senza mai chiudere il giardino ai visitatori, ma anzi aprendo via via le parti restaurate. Nel «Viottolone dei Cipressi», uno degli assi storici del giardino, saranno sostituite alcune piante, che il monitoraggio ha rivelato deperienti e instabili, e saranno ricostituite porzioni mancanti dei filari che accompagnano la visione prospettica del giardino verso la vasca dell’Isola. «Una corretta gestione del patrimonio arboreo di Boboli, come di ogni altro parco storico, spiega la Landi, deve coniugare il rispetto delle matrici paesaggistico-architettoniche con la consapevolezza delle dinamiche evolutive delle sue strutture forestali» .

La scelta per la sfilata della «Versailles italiana» (come la definisce Bizzarri), una meta visitata nel 2016 da più un milione di persone, segue quella dell’Art District di New York e dei chiostri di Westminster a Londra, ma susciterà non poche polemiche sull’uso dei musei a tali fini: basti ricordare quelle riguardo la sfilata di Trussardi alla Pinacoteca di Brera nell’inverno appena trascorso.
Il «sì» di Firenze segue il «no» dei greci che alla maison Gucci avevano negato il Partenone come location: un rifiuto simbolico, oltre che politico, da molti stigmatizzato, ma comprensibile in un Paese che si considera vessato dalle politiche economiche europee e che rifiuta di esser colonizzato in cambio di cifre sì alte, ma non così esorbitanti rispetto ai parametri di investimenti del mondo della moda.

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