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Mostre


Cremona, Caravaggio suona per Monteverdi

Una mostra al Museo del Violino in occasione dei 450 anni della nascita del compositore

«Il suonatore di liuto» di Caravaggio

Cremona. Nel 1567 nasceva a Cremona il compositore Claudio Monteverdi: a 450 anni di distanza la sua città, con numerose istituzioni nazionali e locali, gli dedica nell’intero 2017 un fitto programma di celebrazioni (www.monteverdi450.it), i cui eventi musicali, culminanti nella rappresentazione, il 5 maggio, dell’«Orfeo» per il Festival Monteverdi, sono arricchiti da importanti mostre. La prima, «Monteverdi e Caravaggio sonar stromenti e figurar la musica», si apre l’8 aprile nel Museo del Violino (fino al 23 luglio): qui è ricostruita proprio l’orchestra dell’«Orfeo» (1607) in base alle annotazioni che figurano sulle prime edizioni a stampa dell’opera. L’organico prevedeva «duoi gravicembali, duoi contrabassi de viola, dieci viole da brazzo (una novità, che anticipa le orchestre barocche, Ndr), un’arpa doppia, duoi violini piccoli alla francese, duoi chitaroni, duoi organi di legno, tre bassi da gamba, quattro tromboni, un regale, duoi cornetti, un flautino alla vigesima seconda, un clarino con tre trombe sordine»: tutti sono rappresentati in mostra da esemplari del tempo, mai modificati in seguito (è accaduto spesso) o filologicamente restaurati, giunti dai maggiori musei del mondo e accompagnati da applicazioni multimediali che ne riproducono il suono, accostati ai violini del museo, opera dei cremonesi Andrea e Girolamo Amati, dei bresciani Gasparo da Salò e Giovanni Paolo Maggini, nonché della rinomata scuola veneziana.
Il compito di introdurre questi tesori è affidato al «Suonatore di liuto» di Caravaggio, nell’esemplare della galleria Whitfield di Londra, a lui riconosciuto da Denis Mahon, Mina Gregori e Claudio Strinati. Applicazioni multimediali permettono inoltre di mettere a confronto il dipinto con le altre due redazioni dello stesso tema, conservate all’Ermitage di San Pietroburgo e al Metropolitan Museum di New York (dove è in prestito dalla collezione Wildenstein).

di Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 374, aprile 2017


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