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Dopo il Caravaggio negato Taormina cerca un nuovo capolavoro per il G7

Siracusa non concede in prestito il «Seppellimento di santa Lucia»

Palazzo Corvaja a Messina

Taormina (Messina). Nella Taormina del G7 del 26 e 27 maggio si va in cerca di un capolavoro da trasferire a Palazzo Corvaja per il diletto dei potenti della terra. Niente di nuovo sotto il cielo. Tra i tanti precedenti, gli inamovibilissimi Bronzi di Riace pronti per essere spediti alla Maddalena nel 2009, con tanto di «rassegnato» via libera dei tecnici, se non ci fosse stato il terremoto dell'Aquila che dirottò lì il G8, per cui non se ne fece più nulla. Niente di nuovo, e non da ora. Nei secoli collezionisti privati e Stati hanno sempre mostrato a autorità, dignitari, ospiti illustri i propri capolavori come strumento per ostentare prestigio e ricchezza, per rendere immediatamente evidente, tangibile, il proprio potere economico e politico.
In vista del G7, dunque, si va in cerca di un capolavoro da mettere in bella mostra. La battuta di caccia sembra privilegiare il territorio siracusano (chissà perché) rispetto ad altri luoghi dell’isola. Si parla dell’«Annunciazione» di Antonello da Messina di Palazzo Bellomo, che sarebbe solo follia sottoporre a uno spostamento così ravvicinato dall’ultimo, di per sé altamente discutibile, dell’estate scorsa; o di un Minniti, dalla stessa Galleria regionale. Il direttore Lorenzo Guzzardi ci dice, però, di non aver ricevuto ad oggi alcuna formale richiesta. Il fatto è che, a poco più di un mese dal G7, si cerca un sostituto all’altezza del «Seppellimento di santa Lucia» del Caravaggio, il cui prestito, dopo vivide resistenze da parte della società civile siracusana, è stato archiviato con parere negativo della Soprintendenza. Forse si pensava che l’opera, custodita nella chiesa di Santa Lucia alla Badia avrebbe creato meno problemi al via libero, dato che appartiene al Fec (ministero dell’Interno). Così non è stato.

Tramontata questa ipotesi, però, sarebbe forse opportuno cogliere l’occasione per tornare a occuparsi dello stato di salute del capolavoro. Mentre resta, in occasione di simili eventi, si tratti di vertici dei potenti del mondo o di Expo, il ricorrente quesito, se di volta in volta, cioè, non andrebbero valutate sui due piatti della bilancia le ragioni conservative e i profili culturali e scientifici sottesi alla richiesta di spostamento di un’opera d'arte. Se dovesse fare giurisprudenza la risposta negativa fornita dalla Commissione voluta da Franceschini per stabilire la trasportabilità dei Bronzi di Riace all’Expo di Milano, «non potendo in alcun modo escludere un pregiudizio alcuno per la loro integrità e conservazione», non si dovrebbe autorizzare più alcuna trasferta di dipinti, sculture o altri beni, non solo dei Bronzi. Pur in considerazione dei notevoli progressi tecnologici in materia di movimentazione delle opere, è evidente che non si possa in nessun caso escludere eventi imprevedibili, come un incidente col mezzo di trasporto individuato o un atto terroristico o un terremoto. Discorso valido, quindi, per il Caravaggio di Siracusa, come per qualsiasi altra opera, ivi comprese quelle che godono di buona salute.

Ma è in un quadro generale che si nota una certa approssimazione sul fronte delle iniziative culturali per l’appuntamento di maggio. Manca una regia. Il capolavoro caravaggesco sarebbe stato esposto a Palazzo Corvaja (che, peraltro, non offre condizioni conservative ottimali a causa di infiltrazioni) nell’ambito di quella mostra multimediale di siti Unesco italiani e siciliani, «Unescosites - Italian Heritage and Arts», che ha già fatto 9 milioni di visitatori a Shanghai e Pechino, ma di cui non si comprendo il senso nell’isola: va bene dall'altro capo del mondo, ma perché dei surrogati quando le opere autentiche sono a portata di mano? Il Caravaggio o altro dipinto rappresenterebbe, appunto, un'opera «reale». Ma non è possibile prevedere una visita dei capi di Stato nella vicina Siracusa o altrove in Sicilia? O si ritiene che non ci sia di meglio che offrire loro una mostra, recita il comunicato, «pensata per il viaggiatore internazionale e per i giovani che sono gli utilizzatori e i conoscitori delle tecnologie di ultima generazione»?

Provocatoriamente potremmo suggerire che avrebbero fatto meglio ad allestirla direttamente allo scalo di Fontanarossa, dove è previsto uno spazio multimediale («Innovative Gate of Culture») che riguarda, però, unicamente il patrimonio archeologico e non tutte le altre tipologie di beni del ricco repertorio regionale. È già qualcosa. E se almeno il vasto patrimonio archeologico della Sicilia accoglierà i delegati dei Paesi coinvolti e la stampa internazionale lo si deve all’accordo tra il Comune di Catania, la Sac, società che gestisce l’aeroporto e l’attivissimo direttore Daniele Malfitana, del Cnr Ibam (Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali) di Catania, che dedica sistematici studi a questo stesso patrimonio, oltre a diverse iniziative come il protocollo d’intesa con la Regione per la valorizzazione dell’Anfiteatro romano. Assente la Regione, quindi niente info su musei, edifici monumentali, capolavori d’arte.

E mentre la ministra Maria Elena Boschi si è raccomandata l’«abbellimento floreale» del salotto taorminese, si stanno facendo le corse per riaprire l’unica libreria della cittadina meta nei secoli di illustri viaggiatori mitteleuropei. Chiusa dallo scorso autunno per l'impossibilità di fare fronte all'oneroso canone di locazione, dovrebbe riaprire in tempo all’interno di Palazzo Ciampoli, esempio dell’architettura gotico-catalana, fresco di restauro. Quest’ultimo avrebbe dovuto ospitare pure una mostra preconfezionata proposta dalla Soprintendenza di Messina, dedicata a Tiziano e alla Battaglia di Lepanto. Episodio della storia (lo scontro si concluse con una schiacciante vittoria sulle forze ottomane) atto a veicolare un messaggio che non sembra dei più opportuni, dato che tra i temi che verranno trattati dal vertice c’è anche quello dei conflitti più sanguinosi scatenati nell’area mediterranea e mediorientale dal terrorismo islamico. Tant’è, è stata bocciata solo perché non si è trovata una location alternativa, dato che il palazzo è stato assegnato a una delegazione straniera.

Tutto il resto è una corsa contro il tempo: sono partiti solo da qualche giorno i lavori per adeguare il palacongressi di Taormina che ospiterà il vertice, come pure i cantieri per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade (in grave degrado quelle interne al territorio comunale), in ritardo i lavori per le due elipiste. Il Governo ha stanziato 45 milioni di euro, dei quali 30 per la gestione diretta dell’evento, già divisi, come denunciato da «L’Espresso» e la «Gazzetta del Sud», «in gran parte tra imprese e imprenditori extra-collaudati da anni di rapporti con la politica», e appena 15 per le opere infrastrutturali.

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