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Da Provveditorato al Porto a spazio espositivo: V-A-C Foundation trova casa a Venezia

La fondazione del magnate russo del gas Leonid Mikhalson apre a maggio la sua sede alle Zattere con una mostra sull'arte sovietica degli anni Venti e Trenta in dialogo con progetti, anche site specific, di artisti contemporanei

Palazzo delle Zattere a Venezia. Foto: Fulvio Orsenigo

Venezia. Un palazzo ottocentesco lungo le Zattere con un giardino retrostante che giunge a lambire il Rio di Ognissanti, nel Sestiere di Dorsoduro. È qui che la russa V-A-C Foundation (Victoria - the Art of being Contemporary) ha scelto di prendere dimora dopo cinque anni di presenza in laguna attraverso proposte espositive organizzate alla Casa dei Tre Oci.
Fondata nel 2009 e presieduta da Leonid Mikhelson, magnate, mecenate e collezionista russo (Ceo della gas company Novatek) insieme all’attuale direttrice, Teresa Iarocci Mavica, l’istituzione moscovita è votata alla promozione dell’arte contemporanea russa ma non solo. La sua attività include scambi internazionali, un programma espositivo e formativo per curatori e giovani artisti.
A Mosca Mavica ha voluto Renzo Piano per disegnare il futuro quartier generale della fondazione: GES-2, un’ex centrale elettrica dei primi del Novecento nella cosiddetta «Red October Island» sulla Moscova che, secondo le previsioni, sarà pronta entro il 2019.

A Venezia la volontà di radicarsi nel contesto lagunare ha trovato concretizzazione nel restauro e nella riqualificazione dell’ex sede del Provveditorato al Porto: di proprietà dell’Autorità Portuale dagli anni Cinquanta, è stata concessa alla V-A-C Foundation con un contratto di affitto di 18 anni + 18 dopo che quest’ultima è risultata vincitrice di una pubblica gara proprio per la proposta di destinazione ad uso culturale.
L’immobile è caratterizzato dalla singolare differenziazione cromatica della facciata (in pietra d’Istria e pietra tenera di Vicenza) ed è frutto dell’aggregazione di ben cinque corpi di fabbrica all’interno dello stesso lotto così come emerso da ricerca documentaria.
Il progetto porta la firma dello studio veneziano apml (Alessandro Pedron e Maria Pia La Tegola); una volta liberati gli interni dalla frammentazione dovuta alla destinazione a uffici l’intervento ha incluso azioni di carattere conservativo (come nel caso della pietra d’Istria che connota la pavimentazione dell’ingresso) coniugandole con soluzioni caratterizzanti (la pavimentazione a terrazzo alla veneziana con semina differenziata rispetto all’originale superstite). Elemento distintivo è la nuova scala di collegamento ai piani in vetro, ferro e pietra di Chiampo
In tutto due anni di lavori (tra fase progettuale e cantiere), 2mila metri quadrati di superficie totale su quattro livelli (tra spazi espositivi, foresteria per artisti e curatori all’ultimo piano, bookshop e ristorante) per un investimento di 4 milioni destinati al solo restauro, così come richiesto da bando.

L’apertura al pubblico è fissata al 13 maggio (preview il 10), in concomitanza con la 57ma Biennale d’Arte, quando inaugurerà la mostra dal titolo «Space Force Construction» (fino al 25 agosto). Organizzata in collaborazione con l’Art Institute di Chicago nell’anno in cui ricorre il centenario della Rivoluzione Russa (1917), il progetto focalizza l’attenzione sull’arte sovietica degli anni Venti e Trenta (El Lissitzky, Gustav Klutsis, Aleksandr Rodcenko, Varvara Stepanova) ponendola in dialogo con opere recenti e site specific di artisti contemporanei fra cui Abraham Cruzvillegas, Melvin Edwards, Barbara Kruger, Christian Nyampeta, Mikhail Tolmachev. In tutto oltre 100 lavori (in prevalenza provenienti da Collezione Ne boltai!, Art Institute di Chicago, collezioni pubbliche e private oltre a quanto appositamente commissionato) per la curatela di Matthew Witkovsky, Katerina Chuchalina insieme ad Anna Ilchenko e Peter Taub.
L’allestimento interno, attualmente in corso, è a firma dell’architetto israeliano Omri Revesz.
«Questo non sarà un secondo padiglione russo, ha specificato Teresa Iarocci Mavica alla stampa venerdì scorso presentando l’intervento di riqualificazione bensì uno spazio internazionale (a ingresso gratuito Ndr) che consentirà di sviluppare ulteriormente il nostro impegno con le nuove generazioni di artisti, superando le barriere nazionaliste. L’arte non ha né passaporti né nazionalità e soprattutto può fare molto più della politica».
Non vi sarà quindi un’esposizione permanente né l’intenzione è quella portarvi parte della collezione per farne vetrina a scopi commerciali, continua la Mavica, bensì un programma espositivo articolato, coperto per ora sino al 2019. A questa prima mostra seguirà un progetto frutto del dialogo con la Kadist Foundation (San Francisco, Parigi).
Grande rilevanza avrà, insieme alla collaborazione internazionale con altre istituzioni, la finalità formativa della scuola curatoriale e una possibile liaison con le Università.
Un nuovo tassello, non distante dalle Gallerie dell’Accademia, Palazzo Cini a San Vio e Fondazione Peggy Guggenheim che viene a inserirsi nel cosiddetto chilometro dell’arte veneziano, il museum mile.

di Veronica Rodenigo, edizione online, 24 aprile 2017


  • Teresa Iarocci Mavica, direttrice della Vac Foundation con l'architetto Alessandro Pedron a Palazzo delle Zattere
  • Palazzo delle Zattere a Venezia. Foto: Fulvio Orsenigo

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