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L’intransigente sete di libertà di Tancredi

La copertina del volume

Sono usciti da Marsilio gli scritti di Tancredi Parmeggiani (1927-1964), pittore a cui la Peggy Guggenheim Collection ha di recente dedicato una retrospettiva. Fu proprio la mecenate statunitense, tra 1952 e 1957, a offrire uno studio e uno stipendio a quel giovane di Feltre da lei considerato il miglior pittore italiano della sua generazione. La Guggenheim, che in precedenza aveva stipendiato solo un altro artista (Pollock), ebbe ruolo decisivo nel far conoscere il lavoro di Tancredi all’estero, facendolo entrare da subito in collezioni museali internazionali.
La pittura di Tancredi, spiega Luca Massimo Barbero, curatore del volume, «nella compenetrazione di luce, aria e atmosfera, rappresenta uno degli esiti più alti della cultura bizantino-veneziana». Tancredi cerca di far combaciare emozionalità, spazio e paesaggio: se «Mondrian costringeva la natura nel suo termine; io, scriveva in un’autopresentazione del 1953, posso far diventare il mio termine natura con l’ausilio dell’automatico personale. Dal punto io parto attraverso grafie e colori istintivi per la conquista di nuove immagini di natura»: e il punto è al tempo stesso il minimo e il massimo: atomo infinitesimale circondato dal vuoto, ma anche concentrato di tutti i possibili.
Scritti e frammenti dell’artista, il cui catalogo generale fu pubblicato da Allemandi nel 1996, sono seguiti da una serie di Testimonianze. Impossibile non notare in queste il ricorrere, pur in testi redatti nell’arco di 40 anni da autori diversi, di termini quali gentilezza, grazia, dolcezza, vòlti a delineare una personalità rara, fragile, inadatta a vivere in tempi d’accanita competizione. «Capire è facile, vivere è difficile», diceva Tancredi, e il conflitto tra i condizionamenti del mondo esterno e le esigenze (e intransigenze) del suo universo interiore si fece per lui via via più drammatico. «Ho conosciuto pochi uomini con una sete così intransigente di libertà», ha dichiarato Arturo Schwarz, mettendo poi in fila accanto a quello del pittore i nomi di Artaud, Breton, Duchamp e Péret.
A due anni dalla prematura scomparsa, Giuseppe Mazzariol ricordò Tancredi con queste parole: «Scriveva con il pennello favole interminabili per rinnovare, se fosse stato possibile, il mondo». Ma quel rinnovamento non era possibile e la tragica presa d’atto si era compiuta nel gesto estremo di un lancio nel vuoto, per annegarsi nelle acque del Tevere a 37 anni appena.


Tancredi scritti e testimonianze, a cura di Luca Massimo Barbero, 148 pp., Marsilio, Venezia 2017, € 20,00

di Alessandra Ruffino , edizione online, 2 maggio 2017


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