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I quarant'anni dell'Associazione Dimore Storiche Italiane

Per il presidente Gaddo della Gherardesca «bisogna essere romantici ma anche un po’ folli, per mantenere beni come i nostri»: 31mila, sparsi in tutta Italia, che generano valore nei terrirori

Gaddo della Gherardesca, presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, al convegno romano del 6 maggio, con Edith Gabrielli (a sinistra) e Dorina Bianchi

Roma. Con un convegno dedicato a «Cultura e impresa: le eccellenze italiane guardano al futuro», sabato 6 maggio l’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi) ha festeggiato a Palazzo Venezia i suoi quarant’anni di attività.

Introdotto dal quartetto d’archi Sincronie, quindi dal presidente nazionale dell’Adsi Gaddo della Gherardesca, fiorentino membro di una della più antiche famiglie d’Europa, in un salone pieno e partecipato ha visto succedersi gli interventi di Dorina Bianchi, sottosegretario Mibact, Edith Gabrielli, padrona di casa e direttrice del Polo Museale del Lazio, Rodolphe de Looz-Corswarem, presidente dell’omologa associazione europea, due grandi imprenditori come Armando Branchini (Altagamma) e Pietro Salini (Impregilo), Giorgia Abeltino, direttrice di Google Arts & Culture, Diego Visconti, presidente della Fondazione Italiana Accenture e Giulia Lechi, coordinatrice di Adsi Giovani.
Durante il convegno un filmato commemorativo ha ricordato la storia dell’associazione fin dalla sua fondazione nel 1977 a casa dell’attuale presidente onorario Niccolò Pasolini dall’Onda, in pieni anni di piombo, quando le dimore storiche non andavano di moda e mancava qualsiasi facilitazione alla proprietà e gestione di questi immobili. Parliamo di circa 31mila realtà, tutti beni protetti e molto dispendiosi da mantenere.

Dorina Bianchi chiarisce subito la posizione del Ministero, dimostrando interesse e attenzione: dalla cancellazione dell’Imu per le dimore storiche, «un provvedimento che abbiamo presentato ma purtroppo non è passato», alla volontà di lavorare insieme al Mef per proposte di detassazione, dalla promessa di ampliare l’ArtBonus ai privati, alla «totale vicinanza e solidarietà» nella potenzialmente molto insidiosa riforma del catasto. Del resto il ministro Franceschini da subito ha chiarito la necessità decongestionare gli attrattori più noti a favore di una valorizzazione di tutto il patrimonio, compreso quello decentrato e privato, i borghi e le campagne, che sono la nostra tradizione culturale. Non è un caso se lo stesso giorno alle Terme di Diocleziano il ministro ha inaugurato la mostra «Ai Confini della Meraviglia», cuore del progetto «Borghi-Viaggio Italiano» che interessa circa mille piccole realtà regionali (www.viaggio-italiano.it).

Branchini ha parlato del comparto dei beni di lusso, un mercato che dai circa 10 miliardi del 1985 è arrivato a toccare quota 1,1 triliardi, una crescita tumultuosa con prospettive di aumento del 3-4% nei prossimi anni. Salini ha rimarcato la necessità per l’Italia di affiancare alla consapevolezza del suo passato e storia una visione del futuro, cosa saremo tra 15 anni, se un Paese industriale, un bacino culturale o altro. La Abeltino ha presentato le novità e potenzialità del web. Se il 31% delle ricerche legate al turismo sono relative a contenuti culturali, in Italia abbiamo solo il 13% di prenotazioni online, a fronte del 24% europeo. Il web non sostituisce ma spinge a fare esperienze culturali, uno strumento che aiuta a conoscere e mostrare al mondo cultura, storia e tradizioni italiane e può essere interessante anche per le dimore storiche.

In tal senso si orienta uno dei due progetti messi in campo dalla Fondazione Italiana Accenture con Adsi, «Trame d’Italia», una piattaforma per integrare e «vendere» le eccellenze dei nostri territori mettendo a sistema gli sforzi già in atto. La direzione è quella del turismo esperienziale, per il quale a fronte di una domanda crescente non ci sono prodotti ben fatti, offerte adeguate, spiega Visconti. In Monferrato e Lunigiana sono partiti due progetti pilota che, con approccio bottom up che parte dai territori, hanno messo insieme realtà come Fai, Adsi, Touring, Slowfood e associazioni locali con buoni risultati. L’idea è di sposare portatori di contenuti (Fai, Adsi, Touring ecc.), di tecnologie e marketing (Google, Valica) e di risorse economiche, per un progetto che non sia solo appetibile ma soprattutto sostenibile. «Bisogna essere romantici ma anche un po’ folli, per mantenere beni come i nostri», ha chiosato della Gherardesca.
L’Adsi dev’essere un punto di riferimento non solo per fiscalità e incentivi, ma propositivo per spingere i governi a dare supporti e contributi dimostrando che le dimore storiche sparse ovunque generano valore nei territori.

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 8 maggio 2017


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