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Mostre


SPECIALE BIENNALE DI VENEZIA. I Padiglioni nazionali in città/2

Una veduta del Padiglione dello Zimbabwe. Foto di Jenny Dogliani

ANDORRA
«Murmuri» è un'installazione sonora composta di migliaia di ciotole in terracotta, realizzata dalla giovane Eve Ariza per il padiglione del piccolo principato. Tra le prime forme modellate dall'umanità, le ciotole rappresentano la ricerca di un linguaggio universale. In sottofondo, un suono lieve e sussurrato invita alla meditazione e alla condivisione di valori ed esperienze tra tutte le razze umane, rappresentate dai diversi colori di argilla.
Dove: Istituto Provinciale Santa Maria della Pietà, Castello 3701- «Murmuri»

MONGOLIA
Cinque artisti di diverse generazioni riflettono sui cambiamenti che attraversano la Mongolia e il suo popolo, nomade per tradizione. Tra le opere esposte un esercito di bizzarre creature ibride in bronzo, metà fucili e metà uccelli, realizzate da Chimeddorj Shagdarjav, classe 1954. Schierati in un serrato stormo pronto alla migrazione, i fucili in sè sono oggetti innocui, che soltanto la malvagità umana può rendere oscuri e pericolosi. In mostra anche una video installazione di Enkhtaivan Ochirbat (1977), dove una distesa di terra arida e desolata riflette sugli effetti che la globalizzazione ha nella cultura e nell'economia tradizionale locali.
Dove: Osservatorio, Riva Sette Martiri-«Lost in Tngri (Lost in Heaven)»


SEYCHELLES
Tartarughe giganti dipinte da sedici artisti danno forma a un'installazione ambientale sospesa tra decorazione e souvenir. L'intento è di riflettere sui delicati equilibri del mondo naturale e della produzione artistica e artigianale locale.
Dove: Giardini della Marinaressa, Castello, Riva Sette Martiri- «Slowly, Quietly»


ZIMBABWE
Confini fisici e culturali, migrazione, nazionalismo e globalizzazione sono alcuni dei temi affrontati con video, dipinti, sculture, disegni e installazioni dai quattro artisti selezionati per il padiglione dello Zimbabwe, dalle piccole sculture antropomorfe in pietra in cui Sylvester Mubayi tenta di intrappolare spirito sacro, tradizioni e rituali del suo popolo, ai dipinti di Charles Bhebhe dove spettri di schiavi alle spalle di giovani migranti denunciano nuove forme di mercato di esseri umani, ai volti colorati e stilizzati disegnati al buio su fogli di libri da Admire Kamudzengerere, un'operazione inconscia e spirituale al tempo stesso.
Dove: Santa Maria della Pietà-«Deconstructing Boundaries: Exploring Ideas of Belonging»

di Jenny Dogliani, edizione online, 12 maggio 2017


  • Una veduta del Padiglione dello Zimbabwe. Foto di Jenny Dogliani
  • Una veduta del Padiglione dello Zimbabwe. Foto di Jenny Dogliani
  • Le creature ibride di Chimeddorj Shagdarjav, metà uomini e  metà fucili, nel padiglione della Mongolia. Foto di Jenny Dogliani
  • Una veduta del Padiglione dello Zimbabwe. Foto di Jenny Dogliani
  • Le creature ibride di Chimeddorj Shagdarjav, metà uomini e  metà fucili, nel padiglione della Mongolia. Foto di Jenny Dogliani
  • Una veduta del padiglione della Mongolia. Foto di Jenny Dogliani
  • Una veduta di «Murmuri», installazione sonora di Eve Ariza nel PAdiglione di Andorra. Foto di Jenny Dogliani
  • Una veduta di «Murmuri», installazione sonora di Eve Ariza nel PAdiglione di Andorra. Foto di Jenny Dogliani
  • Le gigantesche tartarughe dipinte delle Seychelles. Foto di Jenny Dogliani

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