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SPECIALE VENEZIA. Ettore Sottsass ceramista in piazza San Marco

Nel negozio Olivetti esposte fino ad agosto settanta creazioni dell'architetto e designer

Due ceramiche di Sottsass esposte a Venezia. Foto: © copyright Jacques Pepion

Venezia. Nelle Stanze del Vetro, sull'Isola di San Giorgio, Ettore Sottsass rimane protagonista fino al 30 luglio con le sue sole creazioni vitree, circa 200. Nel Negozio Olivetti, in piazza San Marco, il Fai-Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con lo studio parigino Charles Zana Architecture, offre un altro peculiare approfondimento e dedicato al materiale prediletto da Ettore: la ceramica.
Con «Dialogo», secondo appuntamento della serie di mostre accolte nello spazio disegnato da Carlo Scarpa e dedicate alla poliedrica personalità dell'architetto e designer nell'anno di cui ricorre il centenario della nascita (1917-2007), fino al 20 agosto settanta manufatti focalizzano l'attenzione sulla produzione compresa tra il 1957 e 1970; creazioni tutte provenienti da collezioni private, tra cui quella dello stesso architetto Zana che della mostra veneziana è anche curatore.
Undici serie, distribuite negli ambienti scarpiani e posti appunto in dialogo con essi, coniugano la produzione artigianale e industriale, partendo dalle sperimentazioni degli anni Cinquanta. La disposizione non segue una rigida cronologia bensì si articola a seconda delle dimensioni del manufatto, quasi fosse esso a cercare lo spazio in cui meglio collocarsi,
In vetrina, ad esempio, sotto il porticato delle Procuratie Vecchie, campeggiano i «Menhir» (1965-66) con i loro slancio verticalistico, prodotti dall'azienda Bitossi ed esposti nel 1967 a Milano presso la galleria Enzo Sperone con la mostra dal titolo «Menhir, Ziggurat, Stupas, Hydrants & Gas Pumps».
In questa parabola esemplificativa (composta anche da oggetti d'uso come vasi e piatti) s'incontrano le «Ceramiche di Lava» (1957) caratterizzate ancora da una fase di sperimentazione con l'argilla e tecniche di smaltatura, la serie «Rocchetti e isolatori» (1961-62) e le «Ceramiche a fischietto» (1962) dove predomina la fascinazione estetica per le forme appartenenti al mondo della produzione industriale. Né manca, inevitabilmente, l'intreccio con la vicenda personale. Rappresentative, a tal riguardo, le «Ceramiche delle Tenebre» (1963) e le «Ceramiche di Shiva», (1964), realizzate dopo la degenza a Palo Alto per lunga malattia contratta in India. Un'esperienza da cui scaturirà una  nuova dimensione meditativa e spirituale vicina all'induismo  e destinata a concretizzarsi ulteriormente nelle altre serie presenti a Venezia come «Tantra Ceramiche» (1969) e «Yantra Ceramiche» (1970).

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di Veronica Rodenigo , edizione online, 14 maggio 2017


  • Una veduta dell'allestimento delle mostra delle ceramiche di Sottsass nel Negozio Olivetti di piazza San Marco
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  • Particolare di una delle ceramiche di Sottsass esposte a Venezia. Foto: © copyright Jacques Pepion

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