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Musei


Arte, moda e musei tra hashtag e realtà virtuale

Paolo Caliari detto Paolo Veronese, «Matrimonio mistico di santa Caterina», particolare, 1575 circa, Venezia, Gallerie dell'Accademia

Roma. La moda conferma sempre più la sua importanza all’interno delle strategie non solo del Mibact ma anche di società come Google, in particolare riguardo alle politiche museali, social e non soltanto. Il primo progetto riguarda la campagna social del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, che passa attraverso lo storico binomio arte e moda nelle collezioni dei museitaliani con una serie di locandine digitali che per tutto giugno animeranno il profilo Instagram degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali. I protagonisti sono abiti da sera e da ballo come anche della vita quotidiana insieme a cappelli, pendagli, bracciali, acconciature, collane di vari periodi storici a raccontare l’evoluzione della storia del costume prima e della moda poi. Dal particolare del dipinto della regina Maria Teresa d’Asburgo Lorena di Francesco Torr, conservato alla Reggia di Caserta, al bracciale proveniente dalla Casa del Menandro a Pompei (conservato al Museo Archeologico di Napoli), allo Smoking di Angelo Litrico del Museo Boncompagni Ludovisi ma anche i manichini a grandezza naturale di Henry James e Hendrik Christian Andersen della Casa Museo Andersen di Roma. A ciò si aggiungano le locandine provenienti dal Museo Collezione Salce appena inaugurato a Treviso che questo mese celebra la moda attraverso manifesti pubblicitari che raccontano la Belle Epoque e i primi anni del Novecento.
I visitatori dei musei sono invitati a condividere le loro foto con l’hashtag #artemoda2017, andando alla ricerca di vestiti, acconciature, gioielli, accessori e costumi raffigurati all’interno delle collezioni più diverse dei musei italiani. Il progetto, ora dedicato alla moda, segue analoghe iniziative del Mibact, prima dedicate, con la stessa modalità degli hashtag, a temi come #lartechelegge, #festadellamamma, #creaturefantastiche.

Il secondo progetto in atto è We Wear Culture, frutto della collaborazione tra Google Cultural Institute e oltre 180 importanti istituzioni culturali italiane e internazionali, nel quale tremila anni di moda vengono riuniti nella più grande sfilata virtuale possibile. Utilizzando una tecnologia all’avanguardia, che comprende la realtà virtuale, i video a 360°, le Street View e le immagini gigapixel ad alta risoluzione, il progetto consente di esplorare la storia della moda e dei suoi pezzi iconici sulla piattaforma Google Arts & Culture. Esperti di moda, curatori e stilisti nonché università, musei e ong di ogni parte del mondo hanno collaborato all’esposizione. Il progetto We Wear Culture consente di esplorare stili e look di epoche diverse per definire un percorso che faccia comprendere al visitatore i motivi delle nostre abitudini vestimentarie. Pezzi iconici che hanno cambiato il modo di vestire di intere generazioni, come i tacchi a spillo di Marilyn Monroe o l’abito nero di Chanel, vengono riportati in vita grazie ad alla tecnologia realtà virtuale. Tutte le grandi istituzioni sono parte di questo progetto globale: dal Metropolitan Museum di New York a Musée des Arts Décoratifs di Parigi, dal Kyoto Costume Institute alla Rele Arts Foundation di Lagos fino al MaXXI di Roma e Palazzo Madama a Torino.

di Maurizio Francesconi, edizione online, 8 giugno 2017


  • Tito Agujari, «Ritratto di Anna Lucy Lamb Hermann», 1880, Trieste, Galleria Nazionale d'Arte Antica
  • Yinka Shonibare, Henry James e Hendrik Christian Andersen, manichini a grandezza naturale, abiti realizzati in cotone stampato 2001, Roma, Museo Hendrik Christian Andersen
  • Angelo Litrico, Smoking (1962) e Lorenzo Riva, Abito da gran sera (1990 circa), particolare, Roma, Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il costume e la moda dei secoli XIX e XX

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