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Arte, moda e musei tra hashtag e realtà virtuale

Angelo Litrico, Smoking (1962) e Lorenzo Riva, Abito da gran sera (1990 circa), particolare, Roma, Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il costume e la moda dei secoli XIX e XX

Roma. La moda conferma sempre più la sua importanza all’interno delle strategie non solo del Mibact ma anche di società come Google, in particolare riguardo alle politiche museali, social e non soltanto. Il primo progetto riguarda la campagna social del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, che passa attraverso lo storico binomio arte e moda nelle collezioni dei museitaliani con una serie di locandine digitali che per tutto giugno animeranno il profilo Instagram degli oltre 420 musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali. I protagonisti sono abiti da sera e da ballo come anche della vita quotidiana insieme a cappelli, pendagli, bracciali, acconciature, collane di vari periodi storici a raccontare l’evoluzione della storia del costume prima e della moda poi. Dal particolare del dipinto della regina Maria Teresa d’Asburgo Lorena di Francesco Torr, conservato alla Reggia di Caserta, al bracciale proveniente dalla Casa del Menandro a Pompei (conservato al Museo Archeologico di Napoli), allo Smoking di Angelo Litrico del Museo Boncompagni Ludovisi ma anche i manichini a grandezza naturale di Henry James e Hendrik Christian Andersen della Casa Museo Andersen di Roma. A ciò si aggiungano le locandine provenienti dal Museo Collezione Salce appena inaugurato a Treviso che questo mese celebra la moda attraverso manifesti pubblicitari che raccontano la Belle Epoque e i primi anni del Novecento.
I visitatori dei musei sono invitati a condividere le loro foto con l’hashtag #artemoda2017, andando alla ricerca di vestiti, acconciature, gioielli, accessori e costumi raffigurati all’interno delle collezioni più diverse dei musei italiani. Il progetto, ora dedicato alla moda, segue analoghe iniziative del Mibact, prima dedicate, con la stessa modalità degli hashtag, a temi come #lartechelegge, #festadellamamma, #creaturefantastiche.

Il secondo progetto in atto è We Wear Culture, frutto della collaborazione tra Google Cultural Institute e oltre 180 importanti istituzioni culturali italiane e internazionali, nel quale tremila anni di moda vengono riuniti nella più grande sfilata virtuale possibile. Utilizzando una tecnologia all’avanguardia, che comprende la realtà virtuale, i video a 360°, le Street View e le immagini gigapixel ad alta risoluzione, il progetto consente di esplorare la storia della moda e dei suoi pezzi iconici sulla piattaforma Google Arts & Culture. Esperti di moda, curatori e stilisti nonché università, musei e ong di ogni parte del mondo hanno collaborato all’esposizione. Il progetto We Wear Culture consente di esplorare stili e look di epoche diverse per definire un percorso che faccia comprendere al visitatore i motivi delle nostre abitudini vestimentarie. Pezzi iconici che hanno cambiato il modo di vestire di intere generazioni, come i tacchi a spillo di Marilyn Monroe o l’abito nero di Chanel, vengono riportati in vita grazie ad alla tecnologia realtà virtuale. Tutte le grandi istituzioni sono parte di questo progetto globale: dal Metropolitan Museum di New York a Musée des Arts Décoratifs di Parigi, dal Kyoto Costume Institute alla Rele Arts Foundation di Lagos fino al MaXXI di Roma e Palazzo Madama a Torino.

di Maurizio Francesconi, edizione online, 8 giugno 2017


  • Yinka Shonibare, Henry James e Hendrik Christian Andersen, manichini a grandezza naturale, abiti realizzati in cotone stampato 2001, Roma, Museo Hendrik Christian Andersen
  • Paolo Caliari detto Paolo Veronese, «Matrimonio mistico di santa Caterina», particolare, 1575 circa, Venezia, Gallerie dell'Accademia
  • Tito Agujari, «Ritratto di Anna Lucy Lamb Hermann», 1880, Trieste, Galleria Nazionale d'Arte Antica

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