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Le isole dimenticate di Venezia rivivono nei disegni a matita

Le isole dimenticate della Laguna di Venezia rivivono nel libro di Tommaso Lodi

Un leggero tratto di lapis ripassato a china incornicia, a doppia pagina, una veduta aerea della Laguna di Venezia. La porzione acquea di mare al di là delle tre bocche di porto (Chioggia, Malamocco, Lido) appare solcata da piccole onde agitate. Di qua, entro il bacino lagunare, attorno all’isola più grande dall’inconfondibile conformazione a pesce, altre di dimensioni ben più ridotte le fanno da corollario, ordinatamente numerate, da ovest a est: 25 in tutto.

Si apre così l’indice d’un contemporaneo atlante illustrato fresco di stampa, edito dalla libreria editrice Il Leggio di Chioggia nella versione bilingue italiano/inglese e realizzato da Tommaso Lodi, grafico e illustratore veneziano: Isole dimenticate della laguna di Venezia. Venticinque isole e le loro storie illustrate a mano.
Non si tratta, certo, d’un moderno compendio dell’isolario del cartografo Vincenzo Maria Coronelli (Venezia, 1650-1718) né d’un rifacimento attualizzato delle Isole abbandonate della Laguna veneziana che nel 1978 Giorgio e Maurizio Crovato realizzarono ponendo a confronto cenni storici e un loro reportage fotografico. A quest’ultima pubblicazione però è pur vero che l’autore s’ispira raccogliendone l’eredità, così come i fratelli Crovato ricordano nell’introduzione: «Sono passati quarant’anni dalla nostra ricerca. Un filo rosso segue l’evolversi del tempo: la continua trasformazione degli spazi, frutto della collaborazione a volte benigna, a volte maligna, tra l’opera dell’uomo e quella della natura (…). Se è stata la fotografia a caratterizzare il nostro lavoro, comparando nel tempo le diverse situazioni, l’opera di Tommaso Lodi aggiorna lo stato di fatto (…) attraverso l’immagine grafica e il disegno».

Solcando così le acque della Laguna Sud (13 isole mappate) e di quella a Nord (12) il lettore s’addentra in un microcosmo a sé stante, raggiungibile solo se dotati d’un’imbarcazione privata, fatto di destini diversi e comuni al contempo: avamposti difensivi, insediamenti religiosi, lazzaretti, polveriere, presidi militari.
La mappatura ne inquadra dapprima, nell’alternanza tra testo e immagine con una visione assonometrica dall’alto, la localizzazione nello specchio acqueo lagunare per poi dedicare singole schede in cui compaiono tipologia, estensione, precedenti utilizzi, riservando alle isole più piccole cenni storici e a quelle che conobbero una pluralità di destinazioni (o una maggior ricchezza insediativa) una cronologia e una legenda che trova corrispettivo nell’illustrazione degli edifici cinquecenteschi perché, come ci spiega l’autore, è quello l’apice nel destino comune di molte isole, prima della soppressione degli ordini religiosi, l’arrivo degli austriaci, il definivo declino in età contemporanea.

Nell’itinerario proposto s’incontrano dapprima gli ottagoni difensivi, fortificazioni cinquecentesche dalla forma appunto ottagonale voluti dalla Serenissima a difesa dei porti di Chioggia e Malamocco: Ottagono Ca’ Roman, San Pietro, Alberoni e Campana, oggi ricoperti dalla folta verzura; Poveglia, al centro delle cronache di qualche anno addietro, quando venne a costituirsi una comitato cittadino per la sua rinascita; il Lazzaretto Vecchio; polveriere dall’onomastica «curiosa» come San Giorgio in Alga (insediamento benedettino prima, agostiniano poi, polveriera nell’Ottocento e adibita a usi militari anche durante i due conflitti mondiali) o Buel del Lovo ossia «budello del lupo». Quest’ultima isola minore della laguna Nord ospitante un tempo una funzione difensiva e militare, per alcuni deve il suo nome «al tortuoso percorso che si segue per raggiungerla».

«Arcipelago è un termine che, per la laguna veneziana, nel linguaggio contemporaneo non si usa più…Questo vorrebbe essere un nuovo isolario aggiornato al 2017, ci racconta l’autore. È un’idea nata attraverso escursioni in barca e poi realizzata “distillando” la mole d’informazioni che spesso s’incontra nel lavoro di documentazione, soprattutto in alcuni specifici casi come il Lazzaretto Vecchio e il Forte di Sant’Andrea. Volevo che di queste isole venisse restituita la storia anche attraverso il disegno. L’illustrazione che ho scelto non è estremamente tecnica, non vi sono piante architettoniche però c’è molta precisione nella collocazione degli edifici e nella definizione dell’assonometria».

Quale immagine voleva restituire con questo suo lavoro?
«C’è in parte molta amarezza e in parte un messaggio di denuncia. Una denuncia comunque anche benevola. Di queste isole è facile subire il fascino del loro stesso abbandono: riscoprirle nella loro dimensione intima è come farlo per la prima volta. Questo lavoro vuole raccontare la storia di ciò che è stato in chiave accessibile ma anche ridestare l’attenzione attraverso uno strumento, il libro, che è un po’ a sua volta un’isola dimenticata».

Isole dimenticate della laguna di Venezia. Venticinque isole e le loro storie illustrate a mano, di Tommaso Lodi. Edizione bilingue italiano/inglese, 115 pp. ill. b/n, Libreria Editrice il Leggio, Chioggia (Venezia) 2017, € 30,00

di Veronica Rodenigo, edizione online, 21 giugno 2017


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