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Mostre


Firenze

Made in Ytalia dai poveristi in poi

Due generazioni in dialogo con la storia

«Calamita Cosmica» di Gino De Dominicis

Firenze. A margine della raffigurazione di Roma, Cimabue, in un affresco della Basilica Superiore di Assisi, inscrive la parola «Ytalia» a siglare l’esistenza della civiltà italiana. Ed è questo il titolo scelto per una mostra, promossa dal Comune di Firenze, con l’ideazione e la direzione artistica di Sergio Risaliti. Aperta dal 2 giugno al primo ottobre  e organizzata da Mus.e (catalogo Forma), la rassegna coinvolge diversi luoghi del paesaggio fiorentino, in cui cultura classica, umanesimo, bellezza pagana e spiritualità cristiana si susseguono nei secoli. «Ytalia. Energia Pensiero Bellezza» si dispone in  un paesaggio architettonico nel quale gli echi storici si sovrappongono per accumulo, ponendosi nel solco di quell’«anacronismo delle immagini», per citare lo storico dell’arte e filosofo francese Georges Didi-Huberman,  che ci porta a intendere questo percorso fiorentino non tanto come un palcoscenico, ma come una stratificazione di memorie, di corrispondenze e di analogie, di visioni che si dispiegano tra assonanze e differenze concettuali.
Muovendo dai bastioni di Forte di Belvedere, dove è allestito  il monumentale scheletro «Calamita Cosmica» di Gino De Dominicis, allineato idealmente con la cupola di Santa Maria del Fiore, si passa alle opere concepite appositamente per questa occasione espositiva, come quelle di Marco Bagnoli, Remo Salvadori, Giovanni Anselmo, Giulio Paolini e Nunzio, oppure già note ma riproposte in allestimenti inediti, quali «Lo spirato» di Luciano Fabro o «Particolare» di Giovanni Anselmo nella cappella dei Pazzi a Santa Croce. Un «Senza titolo» di Jannis Kounellis è proposto a Palazzo Vecchio, mentre «Elegia» di Giulio Paolini è presentata nella sala di Venere alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, dove è esposta la «Venere Italica» di Canova. Un quadro di Domenico Bianchi è invece collocato nella cornice lasciata libera dalla «Madonna dell’Impannata» di Raffaello ora in restauro. Nella sala delle Nicchie sono visibili le «Mappe» di Alighiero Boetti e al secondo piano alla Galleria d’arte moderna, le opere di Mario Merz. La fontana del Nettuno del giardino di Boboli accoglie «Deriva» di Mimmo Paladino e lo stesso artista espone nell’albertiana cappella Rucellai contigua alla Chiesa di San Pancrazio (Museo Marini). Al Museo Novecento, infine, si assiste a un inedito confronto tra le opere di due autori decisivi per le vicende dell’arte non solo italiana, Alighiero Boetti e Gino De Dominicis.

di Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 376, giugno 2017


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