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Mostre


Adria, una «visione oltre», tra passato e contemporaneo

Il Museo Archeologico Nazionale si apre all'arte di oggi con tre installazioni inserite nel percorso di vista

L'installazione di Giulia Callegarin «Tomba delle Biga» al Museo Archeologico Nazionale di Adria

Adria (Rovigo). Il Museo Archeologico Nazionale di Adria ospita fino al 2 luglio un dialogo con l’arte contemporanea inedito per questa istituzione che conserva un ricco patrimonio costituito principalmente da reperti etruschi e ceramiche attiche a figure nere e rosse riferibili in particolare al VI e V secolo a.C. nel momento in cui questa città portuale conobbe il suo massimo splendore. «Il Museo racconta un passato fatto di multiculturalità e di incontro tra culture, etrusca, veneta e greca, un passato capace di contribuire, oggi più che mai, alla necessità di “vedere oltre”», precisa la direttrice Alberta Facchi, sottolineando che proprio questo è il punto di contatto con il progetto d’arte contemporanea dal titolo «Una Visione Oltre», giunto alla seconda edizione attraverso la formula dell’invito di una selezione dei migliori artisti nazionali under 35 chiamati a lavorare ad Adria e a confrontarsi con il territorio del Delta del Po nei suoi diversi aspetti. Da questo confronto è nata la mostra al Museo Archeologico con tre installazioni pensate appositamente e inserite all’interno del percorso espositivo: sono di Stefano Cagol, direttore artistico di «Una Visione Oltre», e delle giovani artiste adriesi Giulia Sacchetto e Giulia Callegarin.

È una dimensione atemporale, oltre il passato, oltre il presente, oltre il futuro, quella innescata dal video di Stefano Cagol che al primo piano dà il via a questo inaspettato percorso tra archeologia e contemporaneo. Suggestioni magiche sono infatti innescate da un materiale al tempo stesso naturale e mistico come l’ambra, la preziosa resina fossile che 2.500 anni fa vedeva proprio in Adria il cuore della «Via dell’ambra» dal nord al Mediterraneo e alla Grecia. Ne è nata la suggestiva installazione video di ampio formato dal titolo «Elektron (of the mind)» (2017) che rimanda al nome greco dell’ambra, elektron appunto, e al suo ruolo nell’identificare il termine attuale per energia. Questa nuova opera di Cagol, che ha già esposto alla Biennale di Venezia in una mostra personale alla Chiesa di San Gallo e invitato dal Padiglione nazionale delle Maldive, torna a riflettere sugli elementi naturali e sull’energia procedendo per simboli e metafore, ma la perfezione formale giocata dalla luce e da sdoppiamenti dell’immagine richiama video dell’artista divenuti importanti, come la sua bandiera americana sdoppiata che ora è stata scelta per la grande mostra inaugurale alla Haus Mödrath a Colonia.

Fruibile sia dal ballatoio al primo piano che frontalmente al piano rialzato è l’installazione che vede protagoniste le immagini fotografiche di Giulia Callegarin che innescano un confronto diretto con l’importante reperto della Tomba della Biga, che nel percorso espositivo del Museo gode di una posizione privilegiata vista le sue dimensioni estese e la singolarità del ritrovamento di un cocchio da guerra risalente al III secolo a.C con una pariglia di tre cavalli. La fotografa, abituata ad addentrarsi nei territori impervi della golena del Po, in questa occasione si è spinta alla ricerca dei luoghi di Adria dove questo enigmatico reperto è stato rinvenuto negli anni Trenta del secolo scorso. Li ha ritrovati invasi di vegetazione che ha immortalato nella sua essenza più pura. Nell’intenso corpus fotografico inedito la natura diviene testimone assoluta del tempo che passa; le immagini sono fatte scorrere sopra il reperto, che entra nella scenografia dell’installazione.

L’installazione di Giulia Sacchetto si trova alla conclusione della permanente del Museo al piano rialzato, nella sezione dedicata al periodo romano di Adria e in particolare all’antica zona portuale di San Basilio. La Sacchetto ha scelto di rifarsi ai mutamenti del territorio polesano dall’antichità a oggi e alla sua costante fragilità. Ha quindi proseguito la sua ricerca guardando a materiali deperibili che raccoglie nelle zone umide del polesine, come i semi della pianta di platano, da lei usati spesso per delicate installazioni, ma questa volta li ha utilizzati per imprimere la china su candida carta di riso. Attraverso una sovrapposizione di strati, ha ottenuto un fitto macramè che riproduce due diversi momenti e due diversi assetti dei corsi d’acqua dell’area di Adria. Un’opera minuziosa nella sua realizzazione e fortemente evocativa.
Le suggestioni innescate dalle opere d’arte contemporanea coinvolgono il museo e i suoi visitatori aggiungono quindi livelli interessanti lettura in una perfetta sinergia tra risultato estetico e messaggio trasmesso ai visitatori.
«Una Visione Oltre», a cura di Tobia Donà, è promosso da Pro Loco Adria con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del progetto «Culturalmente».



Museo Archeologico Nazionale di Adria, Via G. Badini, 59 - 45011 Adria (RO), tel. 0426/21612, aperto tutti i giorni 8.30-19.30
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_943327568.html
https://polomusealeveneto.beniculturali.it

di Veronica Rodenigo, edizione online, 28 giugno 2017


  • L'installazione «Alveo» di Giulia Sacchetto al Museo Archeologico Nazionale di Adria
  • L'installazione di Stefano Cagol «Elektron (of the mind)» al Museo Archeologico Nazionale di Adria

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