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Musei


Il V&A si fa bello (fin dall’ingresso) e dice grazie a quattro megamecenati

Un render del nuovo ingresso del V&A

Londra. Con l’apertura al pubblico il 30 giugno dei nuovi spazi di Exhibition Road, il Victoria and Albert Museum (V&A) avrà un nuovo, scenografico ingresso e una delle più grandi gallerie europee per le mostre temporanee. Progettato dall’architetta londinese Amanda Levete, si tratta del più vasto ampliamento dell’edificio del museo, classificato «Grade I» (monumenti di interesse eccezionale), in più di un secolo.

Siamo in grado di rivelare che sono solo quattro i donatori ad aver sostenuto i tre quarti del costo di 49,5 milioni di sterline (57,6 milioni di euro) del progetto. Il nuovo ingresso taglia la base della parete in pietra costruita nel 1909 per nascondere le caldaie vittoriane del museo. Collocato di fronte allo Science Museum and Natural History Museum, l’ingresso potrebbe consentire l’aumento di circa il 10% dei visitatori del V&A (3 milioni durante lo scorso esercizio finanziario).

I visitatori entreranno in un cortile in leggera pendenza decorato con più di 10mila piastrelle di porcellana fatte a mano, un tributo alla ricca collezione di ceramiche del museo. Lo spazio comprende un caffè e un «oculo» che consente alla luce naturale di illuminare la galleria espositiva sotterranea.

Il cortile è intitolato alla Mortimer and Theresa Sackler Foundation, che ha donato 10 milioni di sterline per il progetto. Alla fine di questa piazza si trova la nuova Blavatnik Hall, che conduce alle gallerie dov’è esposta la collezione principale del museo e si affaccia sul cortile vittoriano centrale. Il nome è dedicato a Len Blavatnik, uomo d’affari statunitense nato in Ucraina la cui famiglia ha devoluto 5 milioni di sterline al progetto tramite la sua fondazione.

Un’elegante scalinata scende dalla hall allo spazio espositivo sotterraneo, una prodezza ingegneristica scavata 15 metri sotto il cortile, dedicata alla famiglia Sainsbury, il cui contributo di 18 milioni di sterline è arrivato dal Monument Trust (fondato dallo scomparso Simon Sainsbury) e dall’Headley Trust (fondato da Timothy Sainsbury).

Gli spazi, 1.100 metri quadrati, hanno casualmente la stessa misura dello spazio espositivo temporaneo sponsorizzato dai Sainsbury per l’ampliamento del British Museum del 2014. La sala ha la flessibilità per essere configurata diversamente per ogni mostra, incoraggiando così i curatori a pensare in modo più creativo rispetto alle gallerie esistenti nell’edificio centrale del V&A.

Il suo grande spazio privo di colonne, secondo il critico d’architettura Rowan Moore del «Guardian», preannuncia «mostre sempre più blockbuster». Quella inaugurale dedicata a «L’Opera: passione, potere e politica» (30 settembre-25 febbraio 2018) sarà seguita nella primavera del 2018 da una mostra sulla progettazione del futuro, che non è stata ancora annunciata formalmente.
Il principale donatore per l’ampliamento è l’Heritage Lottery Fund (Hlf), che ha stanziato 5 milioni di sterline, con altre minori donazioni per un totale di 10 milioni.

Mancano ancora 1,6 milioni di sterline. Questi risultati sovvertono la precedente, sfortunata campagna di fundraising per la Spiral, progettata per lo stesso sito da Daniel Libeskind nel 1996. Il V&A aveva abbandonato il progetto da 70 milioni di sterline dell’epoca (oggi circa 120 milioni) nel 2004 dopo che l’Hlf aveva negato la donazione di 15 milioni.

VICTORIA & ALBERT MUSEUM

di Martin Bailey, da Il Giornale dell'Arte numero 376, giugno 2017


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