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Venezia è il mio futuro: duemila veneziani in piazza per difendere il proprio diritto a vivere nella città

Lo striscione «Venezia è il mio futuro / Venice is my future» che apriva la manifestazione dei residenti

Venezia. La manifestazione c’è stata, puntuale, come stabilito, il 2 luglio, lo stesso giorno in cui è iniziata a Cracovia la 42ma sessione del World Heritage Committee dell’Unesco, ma di segno opposto rispetto a quanto inizialmente previsto. Non è infatti piaciuta agli organizzatori la proroga concessa dall’Unesco  al Governo italiano e al Comune di Venezia per ottemperare, pena il declassamento come sito patrimonio dell'umanità, ad alcuni requisiti essenziali quali il no alle grandi navi, le misure contro il turismo di massa, il disinquinamento della laguna. Direttive che avrebbero dovuto realizzarsi entro quest’anno, ma che sono state differite alla fine del 2018.

Così tra i vari cartelli di protesta ne figurava uno che recitava «Sfrattate questo ente inutile (Unesco) e trasformate Palazzo Zorzi (sua attuale sede) in appartamenti per residenti».
«Venezia è il mio futuro / My future is Venice» era invece lo striscione che apriva la manifestazione. Era prevista la partecipazione di un migliaio di persone, ne sono arrivate il doppio. Partenza dall’Arsenale (una volta il cuore pulsante della città) e poi giù lungo la riva degli Schiavoni fino a Piazza San Marco

Organizzato dal gruppo «25 aprile» ha avuto l’adesione di Italia Nostra, del Fai e del Confartigianato di Venezia che assiste impotente al proliferare di negozi di paccottiglia al posto di quelli veneziani di qualità. In più una quarantina di Associazioni, di quelle che esercitano una forte pressione civica, soprattutto in nome dei residenti. Nessuna rappresentanza politica come precisato fin dall’inizio, ma qualche slogan contro il sindaco attuale non è mancato.

Grande sventolio di bandiere con il motto «No grandi navi», ma il centro della manifestazione era la residenzialità, come garantire ai sempre meno numerosi abitanti un alloggio in contrapposizione alla trasformazione in alberghi dei palazzi e al cambio d’uso degli appartamenti da residenziale a turistico, con conseguente proliferare dei bed and breakfast: «Difendiamo le nostre case» e «Resistenza per la residenza» erano tra gli appelli che si leggevano. Anche se la giunta ha iniziato un meritorio censimento per quanto riguarda i B&B onde scovare quelli abusivi e senza i requisiti di legge.

La tendenza generale, però, è un’altra ed è preoccupante. Due gli episodi più recenti: l’intenzione della Camera di Commercio di dismettere la sua sede a pochi passi da Piazza San Marco e che pure è stata oggetto da poco di un costoso restauro e, ancor più, il fatto che la Regione Veneto abbia messo in vendita Ca’ Balbi, il palazzo sul Canal Grande, attuale sede della Giunta.

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