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Mostre


Rovereto

Meglio classici che classicisti

Al Mart le diverse voci del «ritorno all’ordine»

Filippo de Pisis,  Natura morta, 1924, Rovereto, Mart, Collezione L.F.

Rovereto (Tn). Il Mart-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, ospita dal 2 luglio al 5 novembre una mostra che torna a mettere sotto i riflettori l’arte che rinnegò le arditezze linguistiche delle avanguardie di inizio ’900. «Un’eterna bellezza. Capolavori dell’arte italiana nel primo Novecento», curata da Beatrice Avanzi e Daniela Ferrari, documenta, mediante un centinaio di opere realizzate negli anni tra le due guerre, tutte le tendenze e gli assunti di un codice figurativo che rinnovò in termini moderni la memoria del classico e la stessa tradizione. Da perno di congiunzione con le sperimentazioni delle avanguardie fungono i dipinti dei futuristi pentiti Carlo Carrà e Gino Severini, tra i più convinti assertori, a Grande Guerra ancora non terminata, della necessità di un «ritorno all’ordine» che chiarisse le idee dopo tanta distruzione. Centrale, in mostra e nella storia, è pure la figura di Giorgio de Chirico, che chiamò metafisica la sua pittura fondata sull’incanto di una luce immobile, di un tempo sospeso e di uno spaesamento dei gesti, dei luoghi e del senso. Fenomeno di portata nazionale e successo internazionale fu il Novecento italiano, il movimento fondato nel 1922 da Margherita Sarfatti secondo i precetti che la nuova pittura «tanto sarà classica, quanto meno incapperà nel classicismo».
Quasi tutti i suoi protagonisti sono in mostra: Casorati, Donghi, Morandi, Bucci, Campigli, Dudreville, Ceracchini, Cagnaccio di San Pietro, De Pisis, Oppi, Funi, Malerba, Marussig, Tozzi, Ferrazzi. La scultura è rappresentata da opere di Marino Marini, Arturo Martini e Adolfo Wildt. A permeare lo spirito di molte opere, l’attrazione per quel «Realismo magico» teorizzato dallo studioso tedesco Franz Roh nel 1925, ma già adottato da de Chirico nel 1919 per definire la «precisione realistica di contorni (…), e intorno come un’atmosfera di magia che faccia sentire, traverso un’inquietudine intensa, quasi un’altra dimensione in cui la vita nostra si proietta».

di Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 377, luglio 2017


  • Giorgio Morandi, «Paesaggio», 1929. Milano, Pinacoteca di Brera
  • Mario Sironi  Nudo con fruttiera (Venere), 1923 circa, Torino, GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione della Fondazione Torino Musei

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