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Restauro


Siena

Un'occasione maestosa

Si può vedere da vicino Simone Martini

Il restauratore Massimo Gavazzi nel cantiere della «Maestà» di Simone Martini

Siena. Vedere da vicino la «Maestà» di Simone Martini è l’opportunità unica offerta dalla manutenzione conservativa che a venticinque anni dall’ultimo intervento si sta svolgendo con ponteggi aperti al pubblico. L’operazione, che comporta anche una nuova campagna di ricerche scientifiche sul grande affresco, circa 70 metri quadrati, sulla parete nord della Sala del Mappamondo nel Palazzo Pubblico di Siena, si svolge in parallelo alla preparazione della mostra su Ambrogio Lorenzetti, prevista per l'autunno (dal 22 ottobre al 21 gennaio 2018, Ndr), anch’essa occasione di numerosi restauri. Il cantiere aperto, l’evento più importante del cartellone «Estatinsiena», si svolge sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo.
«Si tratta di un’opera complessa per la quale Simone Martini ha impiegato molti anni, spiega Alessandro Bagnoli che coordina il progetto, con un periodo di interruzione e con una revisione apportata nel 1321, quando il grande artista aggiunge parti nuove per i cambiamenti a livello iconografico richiesti dal Comune».
Il delicato compito di porre mano al capolavoro spetta al restauratore Massimo Gavazzi che ha già lavorato sull’opera, in occasione del precedente restauro condotto dal padre Giuseppe, e sugli affreschi di Ambrogio Lorenzetti. «Quello che si va a fare è un intervento conservativo di manutenzione per rimuovere la polvere depositatasi negli ultimi venticinque anni, ma cogliamo l’occasione per una verifica dello stato di conservazione tenendo in conto il potenziale pericolo di piccoli sollevamenti avvenuti in questi anni e di problemi legati agli ultimi terremoti», spiega Gavazzi. Un ulteriore approfondimento riguarderà le analisi chimiche, sebbene all’epoca fosse stata condotta una campagna scientifica all’avanguardia per la quale la Montedison aveva realizzato quasi 1.500 analisi. «Tuttavia, precisa Gavazzi, la tecnologia è andata molto avanti e oggi abbiamo mezzi molto più sofisticati: all’epoca le immagini erano solo di 4MB eppure ci volevano ore per aprirle mentre adesso, grazie allo stretto rapporto con il laboratorio di geochimica dell’Università di Siena, avremo a disposizione un microscopio a scansione 3D che ci permetterà di indagare aspetti intriganti della tecnica pittorica di Simone, come l’applicazione della imprimitura, dell’oro e degli altri colori. Il lavoro di pulitura durerà poco più di un mese ma, data la lungimiranza dell’amministrazione nel lasciare l’impalcatura montata fino al 10 settembre per l’accesso al pubblico, sfrutteremo tutto il tempo per condurre le nostre ricerche».
Per informazioni: http://www.comune.siena.it/La-Citta/Cultura/Strutture-Museali/Cantiere-Maesta

di Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 377, luglio 2017


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