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Mostre


Moderni, dunque rétro

Fontana, Burri, Arp e Calder alla Biennale di Lione

«When Sky was Sea», 2002, di Shimabuku

Lione (Francia). Per curare la 14ma edizione della Biennale d’art contemporain de Lyon, che ha creato nel 1991, il direttore artistico Thierry Raspail ha scelto Emma Lavigne, direttrice del Centre Pompidou-Metz, già commissaria del padiglione francese della Biennale di Venezia del 2015. Alla Lavigne è stato chiesto di riflettere sul concetto di «moderno»: «La Biennale, spiega Raspail, affronta di petto la questione moderna, mai così contemporanea, tenendo conto delle sfide legate alle questioni di universalità, di ragione, estetica condivisa, identità e influenze reciproche, che sono temi centrali nell’arte odierna». Il «moderno» unisce tre edizioni della rassegna. La «trilogia» ha preso il via nel 2015 con il «primo volume», affidato a Ralph Rugoff, dal titolo «La vie moderne». Per questo «secondo volume» (dal 20 settembre al 7 gennaio) Emma Lavigne ha scelto come titolo «Mondes flottants», mondi galleggianti, che rinvia all’idea di mobilità, fisica, metafisica e politica: «In queste opere, osserva la curatrice, è sottesa la coscienza che la poesia e l’arte sono al contempo dei rivelatori e degli antidoti all’instabilità del tempo presente. Vorrei che i visitatori percorressero la Biennale come se stessero passeggiando in un paesaggio sperimentale e sensoriale, che amplia la loro percezione e la loro concezione del mondo».

L’esposizione (che occupa La Sucrière e il macLYON) è divisa in sei sezioni pensate come «arcipelaghi». Qualche esempio. La sezione «Ocean of sound» accoglie le installazioni sonore di David Tudor («Rainforest V») e di Cildo Meireles («Babel») e le opere polifoniche di Ari Benjamin Meyers. In «Circulation infinie» è presentata «Plastica» di Alberto Burri. In «Archipel de la sensation», i video di Diana Thater e «Two Columns for One Bubble Light» di Ernesto Neto. In «Cosmogonies intérieurs», un monocromo di Heinz Mack, cofondatore del gruppo Zero, e alcuni lavori di Lucio Fontana, tra cui «Ambiente spaziale» (1949). Un’altra opera di Fontana, «Concetto spaziale. La fine di Dio» (1963) è prestata dal Centre Pompidou in occasione dei quarant’anni dell’istituzione, insieme ad altre importanti opere della collezione, come «Feuille se reposant» di Hans Arp (1959) e un «mobile» di Alexander Calder, «31 janvier» (1950).

di Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 378, settembre 2017


  • «Sky Line» (1967) di Hans Haacke
  • «Divisor (Divider)» (1968) di Lygia Pape

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