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Archeologia


Pompei, riaperte le domus del Marinaio e di Championnet

Il peristilio della Casa del Marinaio a Pompei, con vista sul Vesuvio

Pompei (Na). Altri due tasselli si aggiungono al Gpp, il Grande Progetto Pompei, con la riapertura della Casa del Marinaio e della Casa di Championnet dopo quasi due anni di restauro.

Il recupero della Casa de Marinaio ha interessato le strutture, gli apparati decorativi pavimentali e  quelli parietali. La casa, a doppio atrio, dotata di un impianto termale privato e di uno spazio ipogeo adibito a panificio è un unicum a Pompei proprio per la sua planimetria che si articola su due livelli, coniugando inoltre le caratteristiche di una casa elegante con l’uso di locali in ambito commerciale e produttivo. Riportata alla luce a partire dal 1871, la domus, che aveva anche un piccolo complesso termale, prende il nome da un mosaico rinvenuto all’ingresso, oggi parzialmente conservato, in cui erano raffigurate sei navi, all’ancora nei rispettivi arsenali. La stanza più importante del complesso era l’«oecus», un ampio soggiorno che aveva anche funzioni di triclinio invernale.

La casa di Championnet deve invece il nome al generale francese Jean-Etienne Championnet, fondatore della «Repubblica Partenopea», che nei quaranta giorni in cui fu a Napoli, dal 23 gennaio al 2 marzo 1799, favorì gli scavi d’antichità a Pompei e a Ercolano. Il suo scavo, iniziato e interrotto, venne poi ripreso definitivamente da Amedeo Maiuri negli anni Trenta del Novecento.
Caratterizzata da terrazze digradanti su un pendio, la domus è stata ora dotata di un’area museo creata sfruttando un locale in precedenza utilizzato come centrale di trasformazione dell’energia elettrica. Nell’ambiente sono esposti pezzi recuperati durante le fasi di scavo, tra cui spicca un busto marmoreo di Marcello, figlio di Ottavia minore e nipote di Ottaviano Augusto.

A contraddistinguere questo restauro è la praticabilità deli ambienti ipogei. Per le coperture si è usato il Corian, materiale costituito da resine acriliche e minerali di alluminio che secondo gli archeologi consentirà di proteggere nel tempo gli apparati decorativi, gli intonaci e i mosaici dei pavimenti, tutti consolidati e puliti.

Del Gpp, restano ancora cinque interventi da portare a termine. Massimo Osanna, direttore generale, e Luigi Curatoli, generale dell’Arma e direttore generale del Gpp, annunciano che saranno portati a termine entro il 2018.

di Carlo Avvisati, edizione online, 25 settembre 2017


  • La  testa di Marcello  esposta nello spazio museo della Casa di Championnet

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