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Bologna, Genus Bononiae costa troppo: 65 milioni in 5 anni

La Sala di Giasone a Palazzo Fava, una delle sedi di Genus Bononiae

Bologna. La società di analisti indipendenti Boston Consulting, incaricata dalla Fondazione Carisbo di analizzare conti e gestione della società strumentale Genus Bononiae, boccia senza appello la struttura che organizza mostre e gestisce prestigiosi spazi tra cui Palazzo Fava, Santa Maria della Vita e Palazzo Pepoli dove ha sede il Museo della città di Bologna.
Gli analisti della Boston Consulting hanno calcolato, e illustrato nei giorni scorsi ai consiglieri di Fondazione Carisbo, che negli ultimi cinque anni la società strumentale, presieduta dall’ex presidente del medesimo ente di origine bancaria Fabio Roversi-Monaco, è costata 65 milioni di euro. «Ossia un totale di 36mila euro al giorno», spiega la nota degli analisti: si tratta di una bocciatura senza appello che dovrebbe portare a scorporare in due Genus Bononiae. Da un lato un ente produttore di mostre, dall’altro uno di gestione dei cespiti immobiliari che la stessa società di consulenza considera eccessivi.

Nel dossier, anticipato dal quotidiano «la Repubblica-Bologna»: c’è una «programmazione sproporzionata rispetto all’affluenza delle mostre», costi alti rispetto alla concorrenza del settore, una «ampiezza eccessiva» del patrimonio nonché una programmazione espositiva con mostre che in alcuni casi «perdono oltre 100mila euro». Arriverà presto una rivoluzione?

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