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Il Leone che scolpì un leone

La copertina del volume

Leone Lodi (1900-1974) ha scolpito chilometri di statue, tenendo fede alla tradizione familiare di scalpellini, ed entrando in comunicazione con i maestri della scultura novecentesca, a partire da Adolfo Wildt, suo insegnante in gioventù. Le committenze numerose al tempo del Fascismo hanno a lungo limitato, fino ad anni recenti, gli studi su un artista che ha numerosi elementi di interesse nella creazione di un moderno linguaggio monumentale. Chiara Gatti, dopo un volume su La Milano scolpita da Leone Lodi, torna all’artista con una efficace, concisa e informata guida che illustra le sue opere sul territorio nazionale e non solo, con speciale presenza in Lombardia. Colpiscono, specialmente, il lavoro a Bergamo, di cui negli anni Trenta ha segnato in modo evidente l’immagine (anche se venne distrutto il gran monumento ai caduti della Rivoluzione Fascista realizzato tra 1936 e 1938), e anche gli interventi scultorei per la metafisica Torviscosa, che la Snia impiantò vicino a Udine, creando un complesso impressionante di edifici, illustrati da Michelangelo Antonioni nel suo mirabile documentario propagandistico «Sette canne, un vestito» (1949). Sua, anche, la celebre insegna raffigurante il Leone di San Marco delle Assicurazioni Generali.

Le creature di pietra di Leone Lodi. Viaggio nell’Italia della scultura, di Chiara Gatti, 112 pp., Officina Libraria, Milano 2017, € 15,00

di Luca Scarlini, edizione online, 9 gennaio 2018


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