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Se è più visibile l’arte è più democratica

Presentata a Londra l’alleanza mondiale dei musei per liberalizzare le riproduzioni. Obiettivi: condivisione, libero accesso, creazione di standard

La sala dei calchi italiani del Victoria and Albert Museum di Londra

Londra. L’8 dicembre è stata presentata al Victoria and Albert Museum (V&A) una dichiarazione internazionale sull’archiviazione digitale, la documentazione e, in alcuni casi, la riproduzione di opere d’arte. Il suo nome è ReACH (Reproduction of Art and Cultural Heritage) e i firmatari sono il V&A, l’Unesco, la Smithsonian Institution di Washington, l’Ermitage di San Pietroburgo,il il Vorderasiatisches Museum di Berlino, il Warburg Institute di Londra, il Museo del Palazzo di Pechino, l’Institute for the Preservation of Global Heritage della Yale University e Factum Arte di Madrid. Ci si aspetta che ne seguiranno altri. Il finanziatore del ReACH è la Peri Foundation.

Il progetto ha avuto origine dalla mostra del V&A alla Biennale di Architettura di Venezia del 2016, quando la furia iconoclasta dell’Isis era al suo apice. Intitolata «A World of Fragile Parts», illustrava quanto le copie potrebbero aiutare il patrimonio culturale messo a rischio non solo dalla guerra, ma anche dai cambiamenti climatici, dal turismo o semplicemente dal trascorrere del tempo.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Anna Somers Cocks, da Il Giornale dell'Arte numero 382, gennaio 2018



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