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Mostre

I barbari in casa di Alessandro Magno

L’abitazione in Grecia del geniale ed eccentrico gallerista Alexander Iolas versa in stato di totale abbandono e degrado. Una mostra ad Acireale lancia l’allarme

Una stanza della casa greca di Alexander Iolas ad Agia Paraskevi, nei dintorni di Atene, prima della devastazione

Sino al 28 febbraio la Galleria del Credito Siciliano di Palazzo Costa Grimaldi di Acireale, appartenente alla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, ospita la mostra «Call for Iolas’ House».

Leggendario collezionista e mercante d’arte greco, in gioventù pianista e ballerino, Alexander Iolas (1907-87) fu il primo direttore artistico della banca lombarda. «Quando, nel 1986, il Credito Valtellinese aprì la sua filiale di corso Magenta a Milano, destinando a galleria l’ex refettorio delle orfane di Palazzo delle Stelline, mio zio Giovanni, architetto e gallerista consulente della banca, indicò Iolas come possibile direttore, spiega Cristina Quadrio Curzio, curatrice della mostra con Stefania Briccola e Leo Guerra. Da qui l’idea di commissionare per la prima volta in Italia un’opera ad Andy Warhol, “The Last Supper”: omaggio pop all’antistante Cenacolo leonardesco di Santa Maria delle Grazie». Per quanto brevissima, la direzione di Iolas lasciò tracce indelebili nell’orientamento artistico del Credito Valtellinese, ravvisabili ad esempio nelle mostre su Ernst e Brauner poi curate da Giovanni Quadrio Curzio.

L’esposizione siciliana, prima tappa di un progetto che potrebbe diventare itinerante nel circuito della Fondazione, appare però focalizzata su un tema particolare: la casa galleria realizzata da Iolas fra 1965 e 1968 ad Agia Paraskevi, nei dintorni di Atene, in seguito acquisita a fini culturali dallo Stato greco. Vandalizzato e sventrato, spogliato delle collezioni disperse dagli eredi in numerose aste, l’edificio giace oggi in stato di totale abbandono, assurgendo ad «autentico sito archeologico della contemporaneità attualmente non riconosciuto, prosegue Cristina Quadrio Curzio. Venuti a conoscenza della situazione grazie ad alcune fotografie di Andrea Bonetti, siamo entrati in contatto con il compagno di Iolas, André Mourge. Da qui l’idea di una mostra che, a trent’anni dalla morte del collezionista e talent scout, si pone due obiettivi: valorizzarne la figura e sensibilizzare la collettività e le istituzioni internazionali sullo stato della villa e delle collezioni, che comprendevano opere di Warhol, Ernst, Brauner, de Saint Phalle, Tinguely, Takis, Fontana, Finotti, Karella, de Chirico, Berrocal, Mattiacci, oltre a numerosi altri protagonisti delle avanguardie del XX secolo, della Pop art e del Nouveau Réalisme».

Articolata in cinque sezioni, la mostra catanese propone un videodocumentario di Simone Bracchi con interviste agli esponenti più significativi dell’entourage di Iolas (tra cui Novello Finotti, Marina Karella, Renos Xippas, il biografo Nikos Stathoulis), l’affascinante produzione di libri d’artista e manifesti realizzati per le mostre di Iolas da Fausta Squatriti e Sergio Tosi, le opere del Credito Valtellinese legate alla sua figura, un remake di opere realizzato dagli studenti dei licei artistici di Giarre e Morbegno e una serie di lightbox, con fotografie relative al cantiere della villa e alla vita di questo «Alessandro Magno» dell’arte contemporanea, troppo a lungo dimenticato.

Elena Franzoia, da Il Giornale dell'Arte numero 382, gennaio 2018


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