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I valori dei musei, antitesi del pensiero di Trump

Le opinioni personali e l’agenda politica del presidente statunitense collidono con i valori fondamentali delle istituzioni culturali degli Usa: l’empatia e l’armonia sociale, il rispetto per la diversità e l’aspirazione all’inclusività in una comunità ampia e diversificata

La facciata del Cleveland Museum of Art con gli stendardi esposti dallo scorso marzo  che recano le parole contenute nel testamento del mecenate Jeptha Wade, da cui il museo ebbe origine 105 anni fa: «A beneficio di tutti e per sempre»

La trasformazione del sistema di governo americano sostenuta dal 45mo presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corso del suo primo anno di mandato ha cause ed effetti complessi e di lungo termine. Questi hanno generato uno tsunami di libri, articoli, opinioni, programmi televisivi, tavoli di discussione e, per molti di noi, riflessioni personali. La loro durata andrà ben oltre la fine dell’incarico di Trump, sia che questo avvenga per il verdetto delle urne, per lo zelo di un procuratore speciale o a causa della sua bizzarra dieta.

Qualunque siano le cause e gli effetti di lungo termine, la situazione attuale è che il suo programma, e il sistema di valori che sta plasmando, incoraggiante e allettante per la sua base elettorale, sono in netto contrasto con i valori che la maggior parte dei musei considerano fondamentali. Questa è un’esperienza inconsueta e sempre più sgradevole per un mondo museale le cui priorità e la cui retorica sono state congruenti con i valori prevalenti della società e ripetutamente ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Adrian Ellis, da Il Giornale dell'Arte numero 382, gennaio 2018


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