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Amanti, writer e arcobaleni

Le proposte «extra stand» durante ArteFiera a Bologna

«Impromptus, Bologna 2016» di The Mondrian Fan Club (David Medalla & Adam Nankervis)

In concomitanza con la 42sima edizione di ArteFiera, in programma dal 2 al 5 febbraio, l’offerta galleristica bolognese è particolarmente ricca.

La Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. chiude il 15 gennaio una monografica di Zoran Music e dal 20 gennaio al 31 marzo trasforma il salone principale del suo spazio in una sorta di antro tenebroso che ospita l’opera, legata alla storia degli antichi manufatti etruschi, «Amanti Antichi» realizzata nel 1965 da Leoncillo (Leoncillo Leonardi, 1915-68, di cui la galleria della famiglia Calarota conserva l’archivio). La mostra documenta il percorso dello scultore umbro, caratterizzato da una continua evoluzione dalla giovanile tendenza all’Espressionismo al passaggio prima a una personale forma di Neocubismo e infine a un carattere decisamente informale. In Piccolo diario del 1957-64, dunque poco prima dell’opera protagonista della rassegna bolognese, scrive: «Ora io cerco l’immagine, ma nello stesso tempo sono contrario a ciò che si definisce all’infuori della pura espressione dell’esistente. Sono contrario all’immagine antica che descrive - mito - come sono contrario all’immagine astratta che descrive - idea formale. [...] Ma a poco a poco sono cadute intorno a me tutte le ragioni di figurazioni». «Amanti Antichi» si inserisce in queste riflessioni personali e memorialistiche; le fanno corona nelle altre sale il bozzetto per l’inquietante «Monumento ai Caduti» di Albissola Marina prodotto nel 1956 insieme a numerosi lavori su carta nonché la scultura «Taglio rosso» del 1963, risalente al periodo informale maturo.

Giallo in galleria
Punta sulla Street art la Labs Gallery, con l’esposizione «Tutti nudi», aperta dal 20 gennaio all’8 marzo, a cura di Fulvio Chimento e Luca Ciancabilla. In mostra, i writer che si sono formati a Bologna Suf! e CK8 (tag di Monica Cuoghi e Claudio Corsello), Joys, Dado e Rusty. I lavori degli ultimi anni di questi autori sono annunciati da un muro di un edificio posto a distanza dalla sede della rassegna. Su questa struttura, che funge da invito visivo alla mostra, gli artisti hanno realizzato alcune immagini relative al «ritorno all’origine della tag».

Enrico Astuni propone una monografica del filippino David Medalla (Manila, 1942) intitolata «Locus Solus. Omaggio ad Arthur Rimbaud», visibile fino al 18 febbraio e a cura di Lorenzo Bruni. L’esposizione, che presenta dipinti, disegni, fotografie di performance e grandi installazioni al neon, esamina l’intera produzione artistica di Medalla, autore di opere che puntano sulla memoria dei viaggi dell’artista, e influenzata da Rimbaud, Dostoevskij e Dante Alighieri. La sua produzione oscilla tra Fluxus, Minimal art, Arte cinetica e happening. La personale è completata da un’installazione legata al progetto «Mondrian Fan Club» che l’artista porta avanti dal 1992 insieme al collega australiano Adam Nankervis.

È Fabrizio Corneli (Firenze, 1958) il protagonista di «Attenzione. Scultura in rapido movimento» presso lo Studio G7 di Ginevra Grigolo fino al 10 febbraio. L’autore propone il lavoro inedito «Respiro», legato alla luce e composto da una struttura rotante che dà vita a continue ed evanescenti forme bianche in movimento. Si tratta di «fantasmi» visivi che mutano continuamente di intensità e di gradazione rendendo quindi anche importante il tempo di rotazione nella valutazione della realizzazione artistica. Insieme ad essa altre due opere, arcobaleni sferici di recente esposti anche al MAMbo.

Gianni Dessì, protagonista con Nunzio, Tirelli, Gallo, Ceccobelli e Pizzi Cannella della romana Scuola di San Lorenzo affermatasi negli anni Ottanta è invece protagonista alla Otto Gallery dal 27 gennaio fino a metà aprile. La mostra, intitolata «Sestante», raccoglie sei opere dell’artista romano (1955), dedicate alla riflessione su tempo e spazio attraverso la pittura. Le opere esposte nella galleria di Giuseppe Lufrano ruotano intorno al tema del colore giallo e, simbolicamente, al viaggio e al sestante, lo strumento utilizzato dal marinaio per scrutare le stelle e così orientare la rotta. Le opere, realizzate in periodi diversi, divengono dunque tappe di una costellazione tramite la quale ci si orienta all’interno della produzione di Dessì.

Alla P420 fino al 20 gennaio è allestita la doppia personale di Rodrigo Hernández (Città del Messico, 1983) e Rita Ponce de León (Lima, 1982) intitolata «Stelo» cui seguiranno dal 3 febbraio al 7 aprile John Coplans e June Crespo in un duetto intitolato «Foreign Bodies».

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 382, gennaio 2018


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