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Rinascimento e Barocco a Barcellona: il nuovo allestimento del Mnac

Una veduta del nuovo allestimento del Rinascimento e del Barocco nel Mnac di Barcellona

Barcellona (Spagna). Il cambiamento è sorprendente. Dal colore delle pareti alla narrazione passando per le luci: tutto è nuovo nelle sale dedicate alle opere del Barocco e del Rinascimento della collezione permanente del Museu Nacional d’Art de Catalunya (Mnac), il cui riallestimento s'inaugura oggi.

Se l’esposizione delle absidi concepita trent’anni fa da Gae Aulenti non aveva permesso grandi cambiamenti nell’allestimento del Romanico, le opere del Barocco hanno consentito una drastica trasformazione. Innanzitutto sono stati integrati nel percorso espositivo i due depositi da cui provengono gran parte dei capolavori di questo periodo: la collezione Thyssen con 18 opere, tra cui una Madonna di Rubens, il Bucintoro di Canaletto, un Beato Angelico e «La cacciata dei mercanti dal tempio» di Tiepolo e il fondo Cambó con 40 opere, tra cui una scena mitologica di Goya, gli Zurbarán, un Tiziano e tre tele di Cranach il vecchio, piccole ma affascinanti.

«È la collezione stessa, con la sua singolarità, a generare una narrazione con diversi strati e livelli di lettura che non sono in competizione tra loro, ma alternativi e complementari. Abbiamo voluto creare uno spazio di partecipazione, conoscenza e sorpresa», ha assicurato il direttore del museo Pepe Serra, affiancato dai curatori della nuova presentazione, il coordinatore delle collezioni del museo Francesc Quílez e il conservatore del Barocco e del Rinascimento, Joan Yeguas.

Con il nuovo allestimento raddoppiano le opere in mostra, ora più di 250, recuperando dai depositi pezzi di grande interesse che hanno comportato un intenso lavoro per il dipartimento di restauro. Spicca un enorme arazzo di Willem Dermoyen mai esposto prima, una tela del pittore seicentesco napoletano Paolo De Matteis che ha richiesto due anni di restauro, un Ecce Homo in legno policromo di Manuel Pereira, un enorme san Paolo di Juan Bautista Maíno scampato a un terribile incendio e il «Martirio di san Cucufate (Cugat)» del pittore fiammingo Ayne Bru. Il percorso espositivo, che occupa una superficie di oltre 1.300 metri quadrati, si articola in sezioni tematiche (Amore e maternità, Passione e sacrificio, Mistici e visionari, Miti e allegorie, Nature morte, Geografie immaginarie e Biografie dipinte), che non temono i salti cronologici.

«Tutti i musei sono contemporanei e tutte le questioni si possono trattare con un approccio moderno. L’impostazione cronologica è superata, il dialogo tra opere di  periodi diversi può dare luogo a grandi scoperte. Abbiamo voluto creare narrazioni aperte e critiche che interpellano il pubblico» ha affermato il direttore, sul quale continua a pendere la spada di Damocle delle opere salvate dall’incendio del Monastero di Sijena che il Governo aragonese gli richiede indietro.

Il nuovo allestimento è costato 433mila euro, a cui si aggiunge il patrocinio tecnologico della Fundación Endesa (società elettrica), che ha creato un dipartimento dedicato alla cultura il cui slogan è «Illuminiamo il talento». Specialisti in illuminazione di opere d’arte hanno installato un sistema che varia d’intensità in base al numero di visitatori nella sala, con luci led che rispettano i colori, non generano calore, non emettono raggi ultravioletti né infrarossi e consentono un risparmio energetico del 75%.

Per ragioni di conservazione e di spazio, i disegni e le opere su carta sono esposte in una struttura a cassettoni, simile a quelle dei depositi. Ogni volta che un visitatore apre il cassetto automaticamente si accendono le luci che gli permettono di ammirare le opere, senza sottoporle a un’illuminazione continua. «Questo museo si merita più spazio, più budget, più tecnologia e più personale», ha ribadito Serra, che da anni chiede che gli vengano affidati i due padiglioni adiacenti: i nuovi spazi gli consentirebbero di esporre molte delle opere che si trovano nei depositi, completando così la storia dell’arte catalana.

Mnac

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 384, marzo 2018


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