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Christo si è fermato a Brafa

Per la sua 63ma edizione la fiera di Bruxelles ha 134 ospiti da 16 Paesi

Christo sarà a Brafa con un suo lavoro storico, «Three Store Fronts», del 1965-66

L’edizione numero 63 di Brafa Art Fair, al Tour & Taxis dal 27 gennaio al 4 febbraio, la più antica e la più eclettica fiera d’arte in Europa, si tiene all’insegna di Christo. L’artista americano di origini bulgare non «impacchetta» la fiera, ma allestisce uno dei suoi lavori «storici», «Three Store Fronts», del 1965-66. Un’opera nata dall’assemblaggio di scarti di discariche e cantieri, lunga 14 metri e alta 2,5, che fu presentata la prima volta al Van Abbemuseum di Eindhoven, in Olanda.

Le gallerie presenti quest’anno sono 134 in rappresentanza di 16 Paesi. L’evento, che ogni anno apre il nuovo calendario delle fiere d’arte, registra una crescita regolare. Nel gennaio 2017 ha accolto circa 61mila visitatori (erano 46mila nel 2012). Brafa resta affezionata alla tradizione pur aprendosi alla novità, ma il suo «credo», fa sapere il presidente Harold t’Kint de Roodenbeke, al secondo e ultimo mandato, resta la qualità.

Nella lista degli espositori 14 gallerie vi figurano per la prima volta. Tra loro Theatrum Mundi (Arezzo) e Repetto Gallery (Londra). Rappresentano l’Italia anche Chiale Fine Art di Racconigi (Cn) e Il Quadrifoglio-Brun Fine Art e Robertaebasta di Milano. È piuttosto nutrito il nucleo di gallerie fedeli alla rassegna, come Xavier Eeckhout (Parigi), con la sua scultura «animalier», e Didier Claes (Bruxelles), specializzato in arte tribale. La formula vincente di Brafa resta la sua multidisciplinarità. Non si chiudono le porte a nessuna forma d’arte: si spazia dalla pittura alla scultura, dall’arte decorativa antica al design moderno e all’arte contemporanea, dal reperto archeologico ai gioielli.

Tra gli stand più bizzarri dovrebbe attirare l’attenzione quello di Theatrum Mundi, giovane galleria aperta nel 2015, nata come «un cabinet de curiosités del XXI secolo», spiega il suo direttore artistico, Luca Cableri. Sono allestiti tra l’altro un basilisco in bronzo del XVI secolo, di manifattura milanese, una tuta spaziale per la missione Soyuz del 1990 e un disegno originale di Georges Méliès, l’«altro» padre del cinema. Un altro universo da Chiale, che allestisce per esempio un rilievo lombardo del 1806 ca, «Lo sposalizio della Vergine», o un trumeau in pioppo dipinto del 1720-25 del torinese Pietro Massa.

Allo stand del Quadrifoglio-Brun Fine Art sono esposti una console veneziana di fine Seicento con inserti di madreperla e un paravento di Fornasetti del 1972. Robertaebasta segnala il dittico «Segno disegno» di Alighiero Boetti, del 1983, una scrivania di Gio Ponti e Pietro Fornasetti (1950) decorata con il motivo «Coromandel» e un’intensa maschera di bronzo su marmo giallo di Adolfo Wildt, «La Vittoria» (1918-19). Opere di Boetti, Fontana, Magnelli, Melotti, Pistoletto e un pastello, «Calzolaio 1933», di Carol Rama sono allestite dalla Repetto Gallery, vicina all’Arte povera. Chi si interessa ai gioielli antichi e rari li trova agli stand di Bernard Bouisset (Bézier), Chamarande ed Epoque Fine Jewels (Bruxelles) e della Galerie Montaigne (Monaco).

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 382, gennaio 2018


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